Come evitare il problema del show don’t tell: mostra, non raccontare

Lo show don’t tell è uno dei problemi più importanti della scrittura attuale e consiste nel racconto di un evento da parte dello scrittore, invece della sua messa in mostra.

Avete presente quando un amico vi racconta qualcosa di divertente in teoria, ma che non vi suscita alcun tipo di reazione? L’amico, solitamente dispiaciuto di fronte alla vostra impassibilità aggiunge: “Saresti dovuto esserci per capire.”

Ecco, lo show don’t tell funziona esattamente in questo modo.
Come anticipato, consiste nel racconto descrittivo di un evento da parte del narratore, che così facendo lo impoverisce dal punto di vista emozionale.

A noi sembra normale il contrario, in realtà la storia della letteratura ci insegna che ci siamo recentemente evoluti. Infatti, quasi tutti gli scrittori dello scorso secolo e dei precedenti erano soliti raccontare un evento piuttosto che farlo vivere al lettore.
Tolkien, che considero il mostro sacro del fantasy, utilizzava costantemente il tell e quasi mai lo show.

Perché le cose sono cambiate?
Credo che la causa di questa radicale modifica nello stile scrittorio vada ricercata nel cinema. Già, a mio parere il cinema ha rivoluzionato il modo di scrivere.
Il motivo è semplice: il cinema riesce a trasmettere delle emozioni difficilmente raggiungibili attraverso la lettura, perché stimola maggiormente i sensi.
Si tratta di un fattore fisiologico insomma.
Non mi fraintendete, anche i libri sono in grado di emozionare, ma sappiamo tutti che è più facile commuoversi guardando un film triste, piuttosto che leggendo un libro.

Di conseguenza, la scrittura si è dovuta adattare a questo nuovo “competitor” e omologarsi allo stile cinematografico.
Ciò significa adattarsi al frequente utilizzo di dialoghi, a capitoli brevi e intensi. Ma anche a descrizioni dritte al punto, che diano esclusivamente le informazioni necessarie per procedere nella lettura.
Ma soprattutto, c’è una forte attenzione all’emotività dei personaggi, al loro modo di interagire che si intreccia per certi versi con la psicologia, anch’essa fortemente sotto ai riflettori.

Insomma, i libri assomigliano sempre più a sceneggiature.
Se sia un bene o un male non sta a me giudicare, ma è certamente un dato di fatto.
Tant’è che il mio primo libro è stato rifiutato da una CE proprio a causa dello show don’t tell.

Quando cominci a scrivere e sei alle prime armi, ti viene spontaneo utilizzare la tecnica del tell. È immediata, semplice, naturale.
Iniziando a studiare la scrittura, leggendo, confrontandoti con gli altri scrittori, scopri che in realtà la tua tecnica spontanea è stata sorpassata.

Quindi per risolvere il problema del tell, cominci a studiare lo show, le sue tecniche. Prima di spiegarle, partiamo da un esempio di tell, tratto dalle Guerre del Mondo Emerso della Troisi.
Ci tengo a specificare che la tecnica utilizzata dalla scrittrice non è sbagliata, ma è semplicemente sorpassata.
Capirete immediatamente che il problema più importante del tell è rappresentato dagli spoilers (che guarda caso sono un concetto strettamente legato al mondo cinematografico).

Ecco l’esempio (il mio commento è in corsivo):

«Lo sai cosa voglio…» disse insinuante Dohor.
«Lo avrete a tempo debito. La venuta di Theenar è prossima, e allora voi sarete il suo figlio prediletto.»
Era la bugia che Yeshol gli raccontava da molti anni, da quando era stato stipulato il loro accordo.
(Ed ecco lo spoiler inevitabile derivante dal tell. Adesso sappiamo che Yeshol mente a Dohor, che è un credulone. Attraverso lo show avremmo capito questo fatto in modo implicito, andando avanti nella lettura del libro. Di conseguenza il commento dell’autore è superfluo, se non dannoso ai fini della narrazione).
Era stato Dohor a trovare i libri da cui Yeshol aveva ricavato gli incantesimi che avrebbero riportato in vita Aster, cercandoli pazientemente nella Grande Terra, sotto le rovine della Rocca. Era lì che il re si stava costruendo la sua nuova dimora.
(Anche questa descrizione è un esempio di tell. Abbiamo ricevuto diverse informazioni molto importanti, che sicuramente priveranno le future pagine di emozioni).

Questo è un brevissimo frammento del libro che sto leggendo. Figuriamoci quanti episodi di tell ci sono in tutto il libro.
Ripeto, non è un errore, ma un tipo di stile ormai in disuso.

Ora veniamo al dunque: come utilizzare correttamente la tecnica dello show don’t tell?

  • Partiamo dal presupposto che non è difficile. Si tratta solamente di adattare il proprio stile, di stare attenti a non intervenire prepotentemente nella narrazione quando si scrive.
  • Dal punto di vista pratico, concentratevi sul momento, descrivete ciò che sta accadendo in una determinata situazione, senza andare avanti e indietro nel tempo.
  • Le emozioni dei personaggi le potete invece trasmettere attraverso i dialoghi. Se il loro ritmo è veloce, se si susseguono come se si trattasse di una sceneggiatura, è ancora meglio.
  • Eliminate il superfluo, certe volte vi accorgerete che alcune cose che avete scritto sono di troppo, oltre che poco ritmiche.
    Cercate di rimanere estranei al contesto il più possibile, senza esprimere giudizi e pareri personali. Se siete un narratore onnisciente, sfruttate questa capacità per curare i vostri personaggi sotto ogni aspetto.
  • Come anticipato, evitate gli spoilers e ricercate un alone di mistero, di suspance che coinvolga il lettore, che lo spinga a voltare pagina per sapere ciò che accade dopo.
  • Ricercate uno stile emozionale, che sia freddo e duro o caldo e morbido non importa. Ciò che è davvero importante è che lo stile abbia una sua identità, che non sia piatto, ma coinvolgente.
  • I capitoli è bene che siano brevi, che lascino sempre qualcosa in sospeso.
    Evitate di dare i nomi ai capitoli, numerateli e basta, perché un capitolo con un titolo solitamente implica uno spoiler.
    Ad esempio: “La battaglia finale” è un classico titolo che implica la presenza della battaglia finale nel capitolo.
  • In ultimo, cercate di evitare qualsiasi descrizione della situazione, dell’ambiente, che “metta in pausa” la narrazione e che sia prolissa.
    Mi riferisco ad esempio a: “Mario raggiunse di corsa la villetta. La casa era alta quasi cinque metri, aveva due finestre e una porta gialla. Le tegole erano spesse, rosse e spioventi…” Questo tipo di descrizione oltre ad essere noiosa rallenta il ritmo e dà informazioni superflue. 
    Consiglio di optare per qualcosa di simile: “Mario raggiunse la villetta di corsa. Era certo che la Cosa lo stesse ancora inseguendo. D’istinto guardò in alto e vide delle lugubri tegole spioventi. Dopo un singulto, aprì la porta senza esitare ed entrò…”

Per qualsiasi dubbio o domanda rispetto allo show don’t tell non esitate a commentare.

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23 thoughts on “Come evitare il problema del show don’t tell: mostra, non raccontare

  1. Non so se show, don’t tell si sia imposto in seguito alla nascita del cinema: anche in precedenza si spingeva al mostrare ed essere concreti.
    Per esempio, ora ti lascerò un link, avvisandoti che
    1) l’autrice è spesso caustica, offensiva nei confronti degli altri e categorica nelle sue affermazioni
    2) l’articolo è molto lungo
    3) non sono andato a verificare le fonti, tra cui ci sarebbero anche libri risalenti al 1700.
    Il link è questo.

    http://fantasy.gamberi.org/2010/11/18/manuali-3-mostrare/

    Al di là del momento in cui si è sentita l’esigenza di mostrare per rendere la storia più coinvolgente, io ho sviluppato un’osservazione che potrebbe essere considerata la scoperta dell’acqua calda: raccontare è sintetico, mentre mostrare richiede più spazio per descrivere ciò che serve a stuzzicare l’immaginazione.
    Dire che Anna è arrabbiata richiede più tempo che descrivere gli indizi da cui si capisce perché Anna sia arrabbiata – e può essere difficile descrivere certi sintomi senza esagerare con schiuma alla bocca, occhi iniettati di sangue, Anna che si sfoga rovesciando il tavolo etc.
    Quindi, se un “tell” racconta qualcosa che potrebbe dare maggior coinvolgimento grazie a “show”, spesso si tratta solo di sviluppare quella suggestione con un respiro più ampio – e questo implica anche la scelta di cosa raccontare e cosa mostrare: non tutto è così importante o interessante da essere mostrato, pur essendo magari utile allo sviluppo della storia; se mostri ogni cosa – specialmente azioni ripetute identiche nel tempo – vien fuori un laterizio feroce, secondo me.

    Una soluzione utile consiste anche nella scelta del punto di vista: un narratore interno alla storia può mostrare solo le cose che nota (un tipo di narratore inaffidabile) e cambiando punto di vista, si possono mostrare altre cose. E magari coinvolgere certi lettori per immedesimazione, oltre che col mostrato, senza contare che un tell venuto dalla testa di un personaggio interno può essere coinvolgente, se raccontato con parole coerenti con la sua psicologia.

    Alla fine, quando si scrive ci sono tremila cose interdipendenti da prendere in considerazione, è un po’ come fare il giocoliere con le parole 😛

    1. Vado a vedere l’articolo che mi hai consigliato, grazie!
      Per il resto hai ragione sia sul fatto che il tell permette di sintetizzare, sia sul fatto che quando si scrive ci sono 3000 fattori da considerare e non é facile trovare la formula magica perfetta, anzi, é proprio impossibile.
      Comunque un buon metodo per sintetizzare con il tell é saltare avanti nello spazio e nel tempo, scegliendo, come hai suggerito, cosa trattare e cosa no

  2. E ho confuso qualche parola, me ne sono accorto rileggendo il commento 😛

    “Dire che Anna è arrabbiata richiede più tempo che descrivere gli indizi da cui si capisce perché Anna sia arrabbiata”: volevo scrivere l’esatto contrario, dire che Anna è arrabbiata richiede meno parole che descrivere gli indizi del suo stato d’animo attuale 😛

  3. Grazie per il chiarimento, non sono sicuro di aver mai veramente compreso questo concetto.
    Da un certo punto di vista, solo show temo possa impoverire molto la narrazione. Se tutto si riduce a azioni e dialoghi, è davvero solo una sceneggiatura… Sarò all’antica, ma le descrizioni o i giochi psicologici rendono più ricca la storia. Con uno show puro, per assurdo, potremmo leggere un intero romanzo senza sapere com’è fatto e cosa pensa il protagonista, se non per vie traverse (sto estremizzando).
    Dall’altro lato, se per show si intende – come diceva Gracula qua sopra – non limitarsi a dire cosa prova uno, ma a farlo capire mediante i gesti o il modo di rapportarsi, può rendere più ricca e meno semplicistica la narrazione.
    Mi dispiace che una CE abbia rifiutato un tuo romanzo per il troppo tell. Ovviamente non so come tu abbia scritto, ma a mio avviso del tell ci vuole sempre e non vorrei che le CE diventassero troppo estreme nel ricusarlo, quando invece può essere usato con sagacia per vivacizzare la narrazione.
    Spero di non avere le idee troppo confuse, ma queste sono le cose che ho pensato.

    1. Ti ringrazio per il supporto, ma é acqua molto passata rispetto alla CE e aveva tutte le ragioni del mondo perché scrivevo male 🙈
      L’esempio della descrizione logorroica che ho fatto mi calzava a pennello, questo é tell.
      Non so se hai letto il Signore degli Anelli, non saprei fare un esempio migliore.
      Lo show non elimina la parte descrittiva, forse mi sono spiegato male. La valorizza mettendo esclusivamente ciò che é importante ai fini della narrazione.
      Il tell non é sbagliato, é semplicemente “antico”.
      Come hai suggerito, un buon compromesso tra i due é l’ideale, tuttavia ci deve essere una preponderanza netta di show affinché il libro sia pubblicabile (da una CE di qualità)

  4. Sinceramente io mi pongo in una posizione equilibrata. I libri come sceneggiature li apprezzo – ne sto leggendo uno giusto in questi giorni – perché sono molto agili, ma alla fine penso che solo libri più “carichi” siano in grado di lasciare qualcosa dentro, che vada al di là del mero racconto. Bisogna raccontare, emozionando e insegnando. E si dovrebbe prendere con le pinze l’idea di far competere la letteratura con la cinematografia, anche se molti provano a farlo perché è l’unico modo per rivolgersi a un pubblico più ampio.

    1. Sfrutto anche questo commento per fare una piccola estensione all’articolo, perché evidentemente non ho specificato che lo show non é mera sceneggiatura, ma descrizione essenziale, che mostri ciò che accade. É un po’ il discorso che ho fatto con Aussie Mazz.
      Comunque hai ragione, anche io detesto chi scrive come si trattasse di una sceneggiatura, su Wattpad ne ho visti tanti.
      Riferendomi ai miei racconti, che hai letto e apprezzato 🥰, c’è tanto show e pochissimo tell. Ma non sembrano una sceneggiatura cinematografica, non so se mi spiego.
      Diciamo che lo show serve a dire in 5 righe quello che diresti in 20 e soprattutto ti coinvolge all’interno della narrazione.
      Questo il tell non riesce a farlo, perché é distaccato, quasi apatico

      1. Lo so. Non volevo fare una critica a te o al tuo articolo. Dico che, da lettore, apprezzo anche i libri pieni di tell. Ad esempio Ken Follett spende pagine e pagine per descrizioni specifiche e puntuali ma lo apprezzo comunque. O la Mazzantini, che per me è una divinità, arricchisce costantemente di immagini e metafore le sue storie, ma l’abilità sta proprio là: non annoiare col proprio stile.
        Lo show don’t tell è una peculiarità della letteratura contemporanea e va sicuramente seguita se non sei un genio della letteratura. Ma si può anche deviare da questa linea guida, se sei in grado comunque di creare arte.

  5. Interessante la tua riflessione…Personalmente (come ben sai) pur amando tantissimo lo stile di Tolkien, ho sempre privilegato uno stile che fosse basato più sui dialoghi che sulle descrizioni dei personaggi o, ancora, dei luoghi. Un po’ perché quei luoghi, nella maggior parte dei casi, sono stati già descritti (e sono quindi ben presenti agli occhi del lettore), un po’ perché trovo poco stimolante descriverli, lasciando questo compito al mio lettore (a parte alcuni dettagli). E i dialoghi stessi, inoltre, non mi sono mai interessati perché rivelatori di ciò che accadeva nel corso del racconto, quanto perché approfondivano inquietudini dei personaggi, oppure i loro desideri…Pur tenendo conto della materia «epica» sulla quale ho basato la scrittura del mio ciclo di racconti, tuttavia, la considero soprattutto «intimistica», molto più di quella adoperata da Tolkien, che di quel mondo è l’artefice.

    1. Sei riuscito ad evolvere lo stile di Tolkien, pur mantenendo la sua impronta. Per questo motivo, secondo me sei riuscito a dare vita a un piccolo capolavoro, che meriterebbe più attenzione a livello nazionale e non solo

      1. Ti sono davvero grato, i tuoi apprezzamenti sono per me uno stimolo ulteriore a migliorarmi e a migliorare i miei racconti! Sei davvero gentile:)

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