L’editoria crowdfunding conviene per pubblicare un libro?

Nel mio precedente articolo sull’editoria: Editoria a pagamento: cos’è e come funziona, ho parlato appunto di quella a pagamento, sconsigliandola a tutti gli aspiranti scrittori.
Lo stesso discorso vale per questa nuova forma di editoria, che pur non essendo a pagamento, presenta dei tratti subdoli ai quali sarebbe meglio prestare attenzione.

Ci tengo a sottolineare che sia l’editoria a pagamento, che quella crowdfunding non sono illegali, tuttavia non valorizzano il lavoro degli autori, sfruttandolo per motivi economici.

Il più grande problema dell’editoria italiana è vendere, perciò alcuni editori sono corsi ai ripari adottando strategie contrattuali dove una parte delle spese di produzione, se non tutte, è a carico dello scrittore.
L’editoria crowdfunding funziona secondo questo meccanismo.

L’obiettivo dell’editore, nell’ottica di non incorrere in perdite economiche, consiste nel trovare un pubblico di lettori ancor prima di procedere alla firma del contratto con lo scrittore.
Oppure, se il contratto viene firmato a priori, lo scrittore si impegna a trovare un determinato numero di persone che acquisteranno certamente il libro una volta uscito (aprendo ad esempio una raccolta fondi). 
Se non ci riesce
entro la data di scadenza è costretto a versare la differenza alla casa editrice. Solitamente le tempistiche sono di un mese.
Lo scrittore quindi ha il compito di cercare un pubblico di lettori pronti ad investire su di lui, altrimenti o non pubblica oppure è costretto a pagare di tasca sua la pubblicazione del libro.

Questo nuovo genere di editoria potrebbe non rappresentare un’ardua sfida per le nuove generazioni, che tramite i social sono in grado di rivolgersi ad un vasto pubblico, specialmente se si comprano inserzioni per la sponsorizzazione dei prodotti (sono comunque soldi che lo scrittore deve investire per conto suo).
Invece, uno scrittore emergente che non ha un’amplia rete social o sociale, si trova in forte difficoltà.
Il sistema non valorizza così la qualità di un prodotto, ma la quantità di copie che è in grado di vendere a priori.
Magari il libro è un fiasco, ma all’editore interessa meno questo tipo di risultato, perché è più attento al punto di vista economico: le sue entrate sono già arrivate e non va in perdita.

Diciamo che l’editoria crowdfunding trasforma la cultura in una corsa all’oro, dove chi prima arriva, meglio alloggia.
Dal momento in cui il libro viene venduto al buio, come ho anticipato la qualità ha poca rilevanza inizialmente.
Questo sistema tutt’altro che meritocratico avvantaggia certi scrittori e ne svantaggia altri.
Inoltre persiste il rischio di rimanere immischiati in vincoli economici scomodi, che possono addirittura precludere la pubblicazione del proprio libro.

Quindi, ancora una volta, invito gli aspiranti scrittori a scegliere con cura un editore, occorre studiare ogni suo aspetto, specialmente la sua storia.

Prima di lasciarvi vi invito a leggere questi miei articoli correlati:

Concorso letterario nazionale Misteri d’Italia, tutte le informazioni

Come pubblicare un libro
Vi consiglio caldamente di leggerlo.

Come utilizzare correttamente la punteggiatura nei libri. Word – Windows 10

Come impaginare un libro su Microsoft Word, Windows 10

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11 thoughts on “L’editoria crowdfunding conviene per pubblicare un libro?

  1. Sono assolutamente d’accordo. Sembra che la cosa che importi agli editori di questo genere sia quanti parenti/amici disposti a comprare un libro abbia l’aspirante autore.
    Stravolge il concetto di editoria.

  2. Se devi sbatterti nel crowdfunding per pubblicare il tuo lavoro, tanto vale farlo per conto tuo, tagliando via l’editore 😛
    Il crowdfunding è uno strumento strepitoso, ma gestirne uno di successo dev’essere impegnativo: fissare traguardi plausibili, decidere gli stretch goal – è quasi una gamificazione dell’investimento – poi pagarci sopra le tasse, la commissione della piattaforma, spammare tutto con classe…
    Certamente, avrà più possibilità chi, oltre ad avere un’idea appetibile, avrà anche un po’ di popolarità.

      1. Creatori di videogiochi e giochi di ruolo famosi, con un buon progetto in mente, hanno tirato su dei bei finanziamenti. Diciamo che non è necessario essere turboinfluencer, ma essere conosciuti nella propria nicchia aiuta 🙂

  3. Questa pratica non farà altro che promuovere rigidamente non solo gli autori dotati di una vasta schiera di seguaci/amici/conoscenti/followers ecc. ecc. ma, soprattutto, orienterà la produzione letteraria verso alcuni generi che saranno ritenuti più appetibili di altri…a tutto svantaggio della qualità complessiva dell’offerta libraria messa a disposizione del lettore.

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