Chi ha paura del Linchetto? Recensione

L’ultima uscita della NPS edizioni riguarda un libro dedicato alla cultura e al folklore toscano, in particolare si tratta di “storie e ballate del folclore lucchese”.
Prima di cominciare a parlare dell’opera, vorrei sottolineare la qualità della stessa, in termini di impaginazione, della carta usata, della copertina flessibile dotata di due sovraccoperte, utilissime in mancanza di un segnalibro.
Questo discorso vale in generale per tutte le opere della NPS edizioni, attentissima alla cura dei dettagli.

Passando alla struttura del libro, Chi ha paura del Linchetto? è composto da tre parti:

  • L’introduzione del Professor Paolo Fantozzi, dove si parla dell’importanza delle leggende, delle fiabe e della tradizione popolare. 
    Subito dopo, c’è una breve presentazione del progetto “Le leggende Lucchesi” di Joe Natta, il cui intento è proprio quello di valorizzare la tradizione lucchese, attraverso la musica.
    A questo proposito, ricordo che nel libro è presente il CD musicale di Joe Natta e del suo gruppo.
  • Nella seconda parte sono riportati i testi delle canzoni della band, insieme a filastrocche e ballate, sempre inerenti alla tradizione lucchese.
    Da tanto tempo non leggevo qualcosa di simile. Mi è venuto in mente il Tolkien di Beren e Luthien, poeta d’altri tempi, attento al ritmo e alla musicalità delle parole.
    Le ballate sono assai piacevoli alla lettura, a tratti spassose, a tratti cupe.
    Si parla di perfide streghe, ma anche di esseri simpatici e irriverenti, come il Linchetto, un buffo folletto allegro e dispettoso.
  • Nella terza parte invece, interviene lo scrittore Alessio del Debbio (in qualche occasione anche fra una ballata e l’altra), il quale riporta alcune leggende lucchesi, suppongo rielaborate da lui stesso.
    I racconti sono brevi ed essenziali. Spesso il finale non è quello che ci aspettiamo ed è sempre possibile ricavare un messaggio morale di fondo, più o meno esplicito.

Dopo questa presentazione, passiamo al mio parere rispetto al libro.
Mi è piaciuto molto, specialmente per la sua originalità. Si tratta sicuramente di un prodotto che non siamo abituati a vedere, così vario, così scherzoso e serio allo stesso tempo, il quale comprende l’importanza della nostra tradizione.
Il suo valore aggiunto consiste proprio nel valorizzare la cultura locale, riportando alla luce delle storie che con il tempo sarebbero altrimenti perdute.
Questo tipo di testo è molto attuale, ci ricorda chi siamo, da dove veniamo e ci ricorda soprattutto che il genere del fantasy non è altro che un derivato delle antiche storie e leggende.
Lo stesso Tolkien, il padre del fantasy, ha ammesso di non avere inventato i suoi capolavori da zero, ma di essersi ispirato alla tradizione e alla cultura norrena.
Il suo lavoro di traduzione del Beowulf gli ha permesso di leggere in seguito svariate opere norrene che fino a quel momento erano sconosciute.

Ovviamente non sto paragonando il lavoro di un mostro sacro come Tolkien a quello degli autori di Chi ha paura del Lichetto?, sto semplicemente sottolineando l’importanza della tradizione, spesso molto sottovalutata.
Credo infatti che uno dei problemi sociali odierni, rispetto ai giovani, sia la mancanza di un’identità, derivante dal passato.
Riconoscersi in qualcosa, sentire di appartenere a una terra, a una cultura, è molto importante per lo sviluppo della propria persona.
E non lo dice Federico Aviano, ma sociologi del calibro di Weber, Durkheim, Simmel, Parsons

Mi rendo conto che la riscoperta delle storie del lucchese possa suscitare un interesse ridotto su scala nazionale, dal momento in cui stiamo parlando di una realtà circoscritta. Ma il progetto lo reputo validissimo per i motivi di cui ho parlato e pertanto consiglio di leggere il libro per riscoprire sensazioni perdute.
Recentemente ho letto le fiabe dei Fratelli Grimm e ammetto che mi hanno emozionato di meno rispetto a questo libro, forse perché Chi ha paura del Linchetto? scava nel profondo delle coscienze e dei sentimenti, approfondendo una realtà specifica.

Non lo so, è difficile da spiegare. Quando ho iniziato a leggere il libro ero interessato, ma non avrei mai pensato di riportare alla luce vecchi ricordi, di un’infanzia ormai lontana.
Spulciando sul canale YouTube di Joe Natta ho scoperto che lavora molto con i bambini e ciò è bellissimo.
Mi ha ricordato una gita al Castello di Gropparello, ero all’asilo, pensate.
Eppure mi ricordo chiaramente l’avventura in questo grande castello incantato, in mezzo alla natura e avvolto da un’aura magica.
Mi ricordo anche le attività, come la visita al castello stesso, la leggenda del fantasma, le storie di cavalieri e lo scontro con degli uomini travestiti da troll…

Vivere nelle favole nuoce alla salute, perché il mondo reale è tutt’altro.
Ma attraversare ogni tanto un portale che conduce verso un’altra realtà, mistica ed emozionale, penso sia una valida medicina per curare svariati mali.

Ecco il link al libro.

Ecco il link al mio articolo sull’uscita del libro

Vi lascio anche il video promo del libro, pubblicato sul canale YouTube di Joe Natta.

P.S: i disegni che troverete all’interno del libro sono bellissimi, specialmente quelli dei folletti!

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