I guerrieri della tempesta di Bernard Cornwell, recensione

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E finalmente ho letto l’ultimo libro uscito di questa magnifica saga.
Se vi siete persi i precedenti articoli, eccoli:

Le storie dei re sassoni, di Cornwell, parte 1
Le storie dei re sassoni, di Cornwell, parte 2
Le storie dei re sassoni, di Cornwell, parte 3

Ora comincio a parlare dell’ultimo libro, che ha rispecchiato e deluso in parte le mie aspettative.

Uhtred è sempre più anziano e non ha ancora riconquistato Bebbanburg.
Nel corso della sua storia si è arricchito, ma essendo un pagano schierato dalla parte dei cristiani non è riuscito a scalare le gerarchie del regno del Wessex.
Ricordatevi che Uhtred è un personaggio inventato, così come Bebbanburg, Cornwell non può quindi renderlo il più potente signore della terra degli Angli, sarebbe un incredibile falso storico.
E proprio dal punto di vista storico, questo ultimo libro si discosta molto dalla realtà delle cose. Cornwell lascia libero spazio alla sua fantasia e collega i personaggi e gli eventi inventati nei precedenti capitoli.
Ovviamente rimangono dei personaggi storici importanti, così come degli avvenimenti, tuttavia sono marginali nella trama.
Per la prima volta infatti, un libro della saga di Uhtred è interamente incentrato sul protagonista. 
Ogni evento concerne la sua persona, prima era lui che affiancava qualcuno e si ritrovava coinvolto in grandi eventi storici (ed era una cosa che adoravo, perché Cornwell faceva sempre tornare tutto).

Anche la famiglia di Uhtred è coinvolta a trecentosessanta gradi, il che l’ho apprezzato molto perché in questo modo il cerchio si è completato.
Uhtred ha tre figli che hanno preso tre strade completamente diverse.
Il primogenito, maschio, ha deciso di diventare un prete ed è stato diseredato da Uhtred stesso.
Il secondogenito, anche lui maschio, ha sempre affiancato il padre nelle sue avventure ed è diventato un temibile guerriero.
Il terzo, una femmina scaltra e determinata, è fuggita in Irlanda con il suo amante norvegese, che l’ha resa la sua signora.

Questi personaggi, insieme a lady Ethelfleda, sono i protagonisti buoni del libro.
Ragnall, un norvegese assetato di potere e fama, fratello di Sigurd, marito di Stiorra, figlia di Uhtred (questa frase non vi ricorda un po’ quando le nonne vi raccontano qualche vicenda di amici di figli di cugini? Ecco, Le storie dei Re sassoni sono ricche di queste descrizioni funamboliche), è il cattivo del libro.
Purtroppo a Ragnall manca un “r” in fondo al nome, al posto delle due “l”.
Magari questo personaggio avesse il carisma del quasi omonimo Ragnar Lothbrok!
Si tratta di un villain senza arte né parte, mi ha convinto poco.
Le sue strategie militari sono alquanto banali, inutili, stupide e scontate.
A differenza degli altri avversari di Uhtred, Ragnall non mi ha spaventato fin dall’inizio, sapevo già come sarebbe andata a finire.

Sono proprio la trama e il finale scontato del libro, insieme alle ultime cento pagine, tirate via, che mi portano ad esprimere il mio primo giudizio negativo sulla saga. 
Cornwell è un autore che con estrema maestria, senza annoiarti, riporta le vicende dalla A alla Z, sai persino quando i personaggi vanno in bagno.
Stavolta il ritmo è stato frenetico in negativo, specialmente alla fine, dove diversi avvenimenti importanti sono stati raccontati da Uhtred, (che come sempre riporta i fatti dal suo punto di vista, parlando in prima persona), in poche righe.
Mi è dispiaciuto, perché mi è sembrato che Cornwell abbia scritto il libro tanto per scriverlo, che sia arrivato “spompatoalla fine di una saga che sa di dover concludere prima che sia troppo tardi. Non è più un giovanotto ormai.
Eppure non credo affatto che abbia scritto il libro per soldi, perché mantiene una sua coerenza. Credo piuttosto che voglia finire la saga a tutti i costi.
Come ho detto, infatti, ho trovato che da un momento all’altro il ritmo acceleri improvvisamente.
Sembra quasi che Cornwell abbia curato la sua opera come sempre, ma all’improvviso abbia deciso di impennare. 
Da quello che so, in inglese sono usciti altri due libri che completano la saga.
Purtroppo la traduzione italiana delle opere di Cornwell non è tanto celere, quindi dovremo pazientare.

Sicuramente la saga di Uhtred non è finita, non temete.
Se non l’avete ancora iniziata e siete appassionati di personaggi epici alla Trono di Spade e romanzi storici, vi invito ancora una volta a farlo.
Nonostante le pecche dell’ultimo libro, che vale comunque la pena di essere letto, questa rimane la mia saga storica preferita. 
Quando finirà sarò molto triste, come ha sostenuto nientepopodimeno che George R.R. Martin: “Cornwell scrive le migliori scene di battaglia che io abbia mai letto”.
E vi assicuro che i pregi di questo grandissimo scrittore non si fermano qui.

Ultima chicca, per gli appassionati di The Last Kingdom, sappiate che in questo libro ricompare uno dei personaggi principali della prima e della seconda stagione della serie: Brida

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Al prossimo articolo!

7 comments

    1. Devo ammettere che Cornwell è comunque riuscito a fare un lavoro straordinario.
      Non so se lo sai, ma lui ha scritto altre saghe, insieme ad altri romanzi autoconclusivi.
      Ha scritto tantissimo! Forse è lo scrittore che ho letto che ha scritto di più.
      Sicuramente batte Martin

      Piace a 1 persona

      1. Non mi riferivo a Cornwell in particolare, quanto alla difficoltà sottesa allo sviluppare una saga, perché può costituire un meccanismo logorante

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