Il Cavaliere Nero di Cornwell, recensione

Se ti sei perso la recensione del primo libro della saga del Santo Graal la trovi qui.

Detto ciò, veniamo ora al Cavaliere Nero. Devo dire che si tratta di un titolo criptico per questo libro, non vedo una corrispondenza precisa con un personaggio, se non con il protagonista che a causa di diverse peripezie vede la sua vita cambiare da un giorno all’altro.
L’aggettivo nero può essere riferito a un suo lutto? Alla sua veste (che in tal senso non viene mai citata)?
Insomma, il titolo non mi ha convinto, mentre il libro assolutamente sì.

Finalmente Cornwell inizia a rivelare i tasselli della storia del Santo Graal, che è il nucleo fondante di questa trilogia. Fino a questo momento il Graal è rimasto sullo sfondo della storia e, dal punto di vista pratico, anche nel secondo libro non viene in alcun modo avvicinato. Tuttavia il nostro protagonista, l’arciere inglese Thomas, inizia a fare sul serio e mentre in precedenza vedeva la reliquia cristiana come una semplice leggenda, ora inizia a pensare che esista veramente ed è determinato a trovarla.

La storia del Graal si intreccia con avvenimenti storici reali, famiglie nobili, la Chiesa, i Regni. Insomma, Thomas si ritrova coinvolto in qualcosa di molto più grande di lui. Mentre nel primo libro fa parte dell’esercito regio, questa volta si mette in proprio e diventa un vero e proprio cavaliere errante, un arciere errante ad essere precisi.

Come ho anticipato nella precedente recensione, gli arcieri inglesi erano temutissimi all’epoca e Thomas non fa eccezione.
All’inizio del libro si troverà coinvolto in una famosa e sanguinosa battaglia contro gli Scozzesi, mentre in seguito deciderà di recarsi a sud, sino a raggiungere nuovamente la Francia.

Amori, tradimenti, ripensamenti, scontri, battaglie, schermaglie, saranno alcuni degli ingredienti della sua lunga avventura. 

Non intendo rivelare troppi aspetti della trama, perché è probabile che alcuni lettori leggano questa recensione senza avere letto il primo libro.
Mi limito soltanto a dire che Il Cavaliere Nero collega sapientemente personaggi e avvenimenti del libro precedente, per cui il tempo che avete speso o spenderete e leggere la saga sarà ben speso da questo punto di vista.
Alcuni dei personaggi del primo libro rispuntano prepotentemente nel secondo. Se si trattasse di un film potrei parlare di fan service e di cliché apprezzabili.

Come sempre Cornwell è un maestro nel descrivere gli stati d’animo dei personaggi, le loro peculiarità fisiche e psicologiche. E la sua maestria è ancora più accentuata nella descrizione degli eventi, specialmente delle battaglie.

Ancora una volta è presente lo straripante umorismo di Cornwell, l’unico autore che conosco in grado di farti ridere davvero mentre leggi.
Salta in particolare all’occhio la sua avversione nei confronti dei preti (lo avranno in qualche modo traumatizzato). Un po’ come Manzoni, Cornwell divide il modo in preti buoni e in preti cattivi. Questi ultimi sono solitamente sagaci, avidi, viscidi, perfidi, pervertiti e quasi mai fanno una bella fine.
Lo stesso trattamento è riserbato agli uomini d’arme con caratteristiche simili. Diciamo che Cornwell è un sostenitore dei valori della cavalleria.
In mezzo a mille difficoltà protegge sempre i suoi paladini, che per quanto imperfetti vengono prima o poi premiati dal fato.

Ecco il link ad Amazon del libro.
Ed ecco anche il link al formato che ho io, che contiene i tre libri della saga

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Al prossimo articolo!

6 Thoughts

  1. Se non ricordo male Thomas in una scena, lunga forse un paio di pagine, semina il panico di notte in un accampamento, vestito di nero e a cavallo. Forse il titolo arriva da questo. In generale tutti e tre i titoli in italiano non sono granché…

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