e-commerce vs negozio fisico

La differenza tra i prezzi online e nei negozi: cosa succederà?

Ultimamente ho preso coscienza fino in fondo di un cambiamento in corso gravissimo e che avrà delle conseguenze drammatiche dal punto di vista economico e sociale.

La vicenda

Su Amazon ho trovato il videogioco The Witcher III, Game of year edition, al prezzo di 18.98 euro. Un prezzo veramente basso, per un videogioco immenso, contenente tutte le espansioni. Mi sono subito convinto ad acquistarlo, tuttavia, non essendo abbonato ad Amazon Prime, ho preferito recarmi in negozio per acquistarlo immediatamente.

In particolare, mi sono recato nella più nota catena di negozi di videogiochi in Italia e sono rimasto sconvolto da ciò che è accaduto. Il gioco aveva un prezzo superiore ai 40 euro, se non erro 44 e qualcosa. Parliamo di più del doppio del prezzo su Amazon, per lo stesso identico gioco.
Dopo avere fatto osservazione al negoziante, questo mi ha risposto: “Abbiamo una promozione sull’acquisto di un secondo gioco, ma se non ti interessa, ti conviene comprarlo su Amazon.” Cosa ho sentito? I negozi sono in crisi nera e tu mi dici che mi conviene acquistare il gioco su Amazon?

Ma non è finita: una volta uscito dal negozio in questione ho controllato il prezzo sullo store online della catena e ho scoperto un’altra cosa incredibile: lo stesso gioco aveva un prezzo di listino più basso rispetto al negozio, di circa quattro euro e inoltre era scontato del 20%, con la scritta che recitava: “Sconto del 20% – solo online“. Aspetta ancora, perché se acquisti online puoi scegliere se farti consegnare il gioco a casa, oppure se ritirarlo in negozio.
Quindi che non mi si venga a dire che questo sistema assurdo sia stato ideato per contrastare il Coronavirus, in quanto posso ordinare il gioco su internet a un prezzo molto vantaggioso e poi ritirarlo comunque in negozio, dove, se vado senza averlo acquistato su internet, spendo almeno 10 euro in più.

La seconda rivelazione

Non mi sono arreso e ho visto che il gioco, nello store online della più nota catena di negozi di elettronica in Italia, costava 1 euro in più di Amazon. Mi sono quindi detto: “Perfetto, vado in negozio e lo acquisto a quel prezzo.” Col cavolo, arrivo in negozio e vedo che il gioco costa 40 euro. Vado in cassa e faccio notare a una commessa che il prezzo in negozio è il doppio di quello online. Lei mi risponde: “Lo sappiamo, può chiedere all’info-point se le applicano lo sconto, ma è difficile perché il prezzo del gioco in negozio è quello.” Mi state prendendo in giro? Senza pensarci due volte ho ordinato il gioco su Amazon e buonanotte.

Conclusioni

In seguito alla diffusione del Coronavirus ho avuto modo di vivere esperienze assurde, da film di fantascienza. Tuttavia, queste avevano quantomeno un fondo razionale. Invece, la vicenda che ho appena descritto è totalmente illogica. O meglio, credo di avere compreso la logica e mi terrorizza. Infatti, l’unico motivo per cui esistano queste immense differenze tra i prezzi in negozio e quelli online, che ti incentivano assolutamente a comprare online, può essere dovuto alla volontà dei brand di chiudere i negozi e di spostare le vendite online per contenere i costi.

Purtroppo, l’acquisto online non è conveniente solo per l’utente, ma anche per l’azienda, in quanto non deve mantenere un negozio fisico, con l’annesso personale e tutte le spese di contorno. Si tratta di un risparmio economico immenso, che va a vantaggio degli e-commerce. Nonostante io realizzi e-commerce, non sono affatto felice della situazione, perché se continuiamo di questo passo moriranno tutti i negozi fisici (l’ecatombe è già iniziata) e ci sarà una crisi economica di portata immensa. Milioni di persone senza lavoro, milioni di attività chiuse o fallite.

Purtroppo non ho alcuno strumento per migliorare le cose. Ma una cosa è certa: l’esperienza che ho vissuto è assurda e tremendamente preoccupante.
Questo articolo vuole essere un articolo riflessivo, divulgativo e che porti alla riflessione, alla presa di coscienza che stiamo andando verso una brutta direzione.

Io sono una piccola formica che digita i tasti su una tastiera, ma se c’è anche un solo lettore che per caso capita sul mio blog e può fare qualcosa di concreto per cambiare le cose su larga scala, lo prego di farlo: se l’economia crolla (e crollerà nel lungo periodo, se chiudono i negozi in massa), se vendi online non trarrai alcun vantaggio, perché nessuno avrà il potere di acquisto per comprare anche un banale videogioco. A questo proposito condivido questa foto di repertorio, scattata quasi 100 anni fa. La storia è sempre al nostro fianco, ma impariamo poco da essa.

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Al prossimo articolo!

9 commenti

  1. Io sto avendo problemi ad acquistare un libriccino da 5 € in libreria: due – molto fornite – non lo hanno nemmeno nel database, la terza non riesce ad avere una data d’arrivo!
    Ovviamente su Amazon si trova come niente, ma l’editore sembra quasi non volerlo cacciar fuori nella normale distribuzione libraria… mah!

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  2. Le questioni che hai sollevato sono molto interessanti e purtroppo non possono esaurirsi nello spazio di un commento. Partiamo dalla prima questione, che riguarda la progressiva scomparsa dei negozi piccoli a favore del colosso Amazon: il problema, secondo me, non sta tanto in questa evoluzione, quanto nei tempi rapidissimi in cui si sta svolgendo. È già capitato, in passato, che mestieri reputati di grandi utilità in un determinato momento storico, come per esempio gli scrittori ambulanti che assistevano gli analfabeti, siano scomparsi: a differenza di quanto accadeva nei secoli precedenti, però, la scomparsa dei negozi di piccoli dimensioni sta avvenendo a una velocità tale da mettere in crisi un settore economico che si reggeva (pur tra luci e ombre) fintantoché la situazione non è cambiata. Il problema, insomma, non sta nell’evoluzione, ma nella capacità o meno da parte di un settore merceologico di sapersi adattare al cambiamento. Se, per fare un esempio, questa evoluzione si fosse compiuta nel giro di 30 anni, avremmo una nuova generazione che, anziché aprire un piccolo negozio, avrebbe preferito prendere una licenza per guidare i droni (pensando anche a quanto questi strumenti assumeranno via via maggiore importanza per le consegne di Amazon). Il problema è che si sta svolgendo tutto troppo in fretta per un Paese immobile e stagnante da almeno 40 anni (ma qui il discorso diventerebbe troppo vasto…)
    Quale soluzione? Al momento mi sembra che l’unica percorribile sia quella di specializzarsi puntando sulla qualità e sulla velocità del servizio. Faccio un esempio concreto: nella mia città, nei pressi della mia abitazione, ci sono due salumerie. Entrambe vendono prodotti di alto livello, diversi da quelli che garantisce la grande distribuzione: ed entrambe, per questa ragione, sono sopravvissute ai vari lockdown ecc. ecc. Tuttavia, mentre la prima è andata avanti solamente grazie alla fiducia che i suoi clienti tradizionali (over 60) hanno continuato a manifestarle, l’altra ha addirittura aumentato i suoi volumi d’affari «semplicemente» garantendo un servizio a domicilio portato avanti da entrambi i figli del titolare, che le hanno permesso di soddisfare una domanda in questi mesi, per ovvie ragioni, crescente. Personalmente credo che puntare sulla qualità dei prodotti in vendita e su una clientela magari poco numerosa dal punto di vista quantitativo, ma fedele e di buon livello economico, possa essere una chiave per sopravvivere nel mercato attuale.

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    1. Ciao Domenico, grazie soprattutto per l’esplicativo esempio che hai riportato. Il Coronavirus è stato sicuramente un catalizzatore estremo della digitalizzazione, che ha lasciato a gambe per aria troppe realtà. Mi stupisce che anche le grandi catene spingano per la digitalizzazione di massa, rinnegando totalmente gli investimenti fatti per decenni, secondo me sbagliando. Infatti, se anche queste grandi catene si spostano online, dov’è il valore aggiunto nei loro brand? A questo punto compro su Amazon, dato che il loro valore aggiunto sta nel negozio fisico, che Amazon non ha.
      E se quando vado nel negozio fisico ti beffi di me, ancora una volta compro su Amazon

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      1. Per dirla con una battuta che Darwin avrebbe apprezzato, Amazon rappresanta oggi la specie animale maggiormente distribuita al mondo in virtù della sua eccellente capacità di penetrazione: probabilmente l’unico fattore che le manca (e sul quale si può immaginare di ricostruire un ritorno a una dimensione locale) è la capacità aggregativa, che avevano, per esempio, molte librerie prima che il Covid rendesse la situazione ancor più drammatica…

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