THE WITCHER – LA SIGNORA DEL LAGO - LIBRO

The Witcher – La Signora Del Lago: trama, riassunto e recensione

Il settimo libro della saga di The Witcher mi ha nuovamente lasciato con diversi punti interrogativi, in quanto ho un ottavo libro sul comodino ma, dal finale de “La Signore del Lagodeduco che la saga di Geralt, per come la conosciamo, sia finita qui… Se ti fossi perso la recensione del quinto libro, la potresti trovare qui The Witcher – La torre della rondine: trama, riassunto e recensione.

Un libro da alti e bassi

Sono giunto alla conclusione che Sapkwoski sia l’autore più imprevedibile che io abbia mai letto. Questo perché cambia sempre stile. Si tratta di uno scrittore unico, inimitabile, ma non sono riuscito ad apprezzare tutte le sue peculiarità.

Infatti, non mi è piaciuto che in alcuni dei momenti chiave della saga il pathos sia calato e neppure la messa in campo di nuovi personaggi o situazioni anche non particolarmente interessanti, che hanno distolto la mia attenzione dagli avvenimenti più importanti del libro.

Come avevo affermato nelle precedenti recensioni, Sapkowski è un autore totale, estremamente dotto. Tuttavia, credo abbia esagerato nel trasmettere il suo sapere in quanto ha voluto per forza raccontare la storia di Geralt sotto ogni punto di vista, soprattutto politico e sociale, distogliendo ancora una volta l’attenzione del lettore da quello che sembrava essere il protagonista della saga, ossia lo stesso Geralt.

E invece, anche in questo Sapkowski è stato imprevedibile, poiché è evidente che il vero protagonista della saga sia Ciri, soprattutto a causa dei continui flashback e flashforward che si sono susseguiti durante tutto il libro.

I principali difetti

Volendo approfondire i difetti di questo ultimo libro, non mi è piaciuta fino in fondo la gestione di Ciri. Si tratta infatti di un personaggio con potenzialità immense sin dal primo libro, ma che solamente nell’ultimo, nel giro di pochissimo tempo, si ritrova fondamentale e fortissimo sotto tanti punti di vista.

Rispetto a Ciri, uno dei nodi più importanti da sciogliere riguardava il suo passato o, ancora meglio, le sue origini. In questo caso va sottolineato che il mondo di Geralt sia solamente uno degli infiniti mondi che caratterizzano la realtà. A questo mondo è stata dedicata tantissima attenzione, diciamo il 99,9% della saga.

Il problema è che Ciri non è tanto protagonista in questo mondo, quanto in quello degli Elfi, che caratterizza solamente lo 0,1% della saga e che si è rivelato essere estremamente complesso, interessante e ricco di succulenti aneddoti, i quali sono stati sviscerati in minima parte.

Da questo punto di vista, è stato molto più illuminante il videogioco di The Witcher 3, il quale ha dedicato particolare attenzione a Ciri e ha spiegato anche in modo canonico la sua storia e il suo rapporto con gli Elfi.

Insomma, la percezione che ho avuto giocando il videogioco è stata più positiva rispetto a quella che ho avuto leggendo il libro, dal punto di vista della trama e della gestione dei personaggi.

A tal proposito, non è mi per niente piaciuta la gestione di Geralt, il quale è scomparso dai radar per la maggior parte dell’ultimo libro e, quando chiamato in causa, mi è sembrato molto spento. Questa caratteristica può essere estesa a tanti personaggi, tra cui Ciri e Yennefer. Infatti, ognuno di questi mi ha dato l’impressione di avere mollato. Addirittura Geralt arriva ad appendere la sua spada al chiodo.

Questa rassegnazione mi ha fatto pensare che Sapkowski sia arrivato alla fine della saga con poche energie. I suoi personaggi sono stati prosciugati delle loro energie vitali e hanno perso molto fascino, seppure siano rimasti loro.

Ho l’impressione che Sapkowski avesse un disegno chiaro in mente quando ha deciso di scrivere la saga, come si evince dal finale, tuttavia che le sue energie e la sua dedizione si siano dissipate strada facendo.

Come ho scritto anche negli scorsi articoli, ho notato un rendimento in calando da parte dell’autore, che è culminato con questo libro.

I pregi

Da ciò che ho scritto sopra sembrerebbe che io abbia demolito questo ultimo libro della saga di Geralt, che apparrebbe illeggibile. In realtà si tratta ancora di un ottimo prodotto, la cui qualità è tuttavia abissalmente inferiore a quella dei primi, secondo il mio punto di vista.

Diciamo che Sapkowski mi aveva abituato troppo bene. Tuttavia, come detto, il libro mi è piaciuto e l’ho trovato coerente con il resto, senza forzature, ma con troppi focus sbagliati.

Quella che potremmo definire “La resa dei conti” è stata avvincente e tutt’altro che scontata per l’epilogo. Ho apprezzato molto il fatto che Sapkowski non sia affatto un autore concentrato sulle idee del suo pubblico o su ciò che potrebbe fare più scalpore. Non guarda in faccia a nessuno, neppure ad alcuni dei suoi personaggi più iconici.

Sapkowski scrive davvero molto bene ed è riuscito a condensare tantissimi avvenimenti differenti all’interno di un unico libro, impresa tutt’altro che facile. Inoltre, ha permesso allo scrittore di conoscere altri dettagli del suo mondo, come nuove località e pittoreschi personaggi.

Conclusioni

Devo ancora leggere l’ottavo libro della saga e poi potrò tirare le somme definitive. Tuttavia, giunto a questo punto ho un parere ormai delineato in merito a questa saga iconica e mi sento pronto ad esprimerlo.

The Witcher è una saga unica, sebbene attinga nei contenuti ad altri testi e alla mitologia nordica. Affermo con sicurezza che è una saga unica principalmente per due motivi: Sapkowski è uno scrittore imprevedibile in grado di parlare in modo sciolto di tantissimi argomenti diversi. Ma soprattutto, è l’unico scrittore fantasy che io abbia letto il quale è stato in grado di cambiare magistralmente protagonista in corso d’opera. Se pensassimo a quanto sia iconico il personaggio di Geralt, dedurremmo che non era facile.

Ma, contrariamente a molte saghe, questa è stata in calando a partire dal quarto libro, compreso. Non ha saputo quindi mantenere le mie aspettative, anche se ha continuato a stupirmi e ammetto che il finale è uno dei più scioccanti che abbia mai letto, non tanto per ciò che accade, ma per il fatto che fosse totalmente imprevedibile e abbia toccato alcune tematiche a me molto care, come sa chi ha letto il mio libro.

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4 commenti

  1. Ho deciso di iniziare anche questa saga anche se non subito. Avevo qualche dubbio all’inizio ma i tuoi post mi hanno convinto. Dopotutto con la La Spada della Verità mi hai consigliato bene! Io ho iniziato con la saga fantasy scritta da Scott Lynch, il primo libro è Gli inganni di Locke Lamora. Mi è piaciuto molto. Ambientato in una simil Venezia, tra truffe e criminali violenti. Molto humor nero, tante parolacce e violenza ma molto divertente e coinvolgente. Te lo consiglio.

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  2. Non ho letto l’articolo perché, spinto dai tuoi articoli, ho finalmente iniziato il terzo e conto di riuscire, prima o poi, a mettermi in pari. Mi sta piacendo moltissimo, anche se, pur essendo a metà, non è ancora successo molto – anzi, quasi nulla. Ciri, però, è un personaggio stupendo e la mitologia che le si sta costruendo intorno molto affascinante. Il capitolo sul suo addestramento, poi, è molto cinematografico, lo vedevo già con un montaggio di scene sotto una musica bella energica, praticamente si fa da solo!

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