Il crescente potere dei media

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Come vi avevo preannunciato nell’articolo Perché spezzare una lancia a favore dei media. io non difendo a spada tratta i media.
Riconosco il ruolo di fondamentale importanza nella società, che ha dei pro e dei contro.

Il dibattito sulla mediatizzazione, ossia il termine utilizzato per indicare gli effetti generali dei media sull’organizzazione sociale, ha storicamente diviso gli studiosi.
Una credenza li accomunava: che l’influenza dei media esiste in tutte le sfere della società e della vita sociale e che, a causa di questa pervasività, ricercare le cause che stanno dietro ai fenomeni è ancora più complesso.
Questo ragionamento mi trova assolutamente d’accordo, i media influenzano ormai ogni aspetto della vita quotidiana. Ci condizionano talmente tanto che la maggior parte delle nostre conversazioni con gli altri individui derivano o hanno come tema un qualcosa estrapolato da un contenuto mediale. Un esempio semplicissimo, specialmente per gli individui di sesso maschile, come me, è parlare delle notizie di calcio.

Da questo ragionamento si intuisce che le affermazioni di Snow e Altheide verso la fine degli anni Settanta sono corrette. Essi sostenevano che il potere dei media non deriva solamente dalle istituzioni, ma soprattutto dal modo in cui le società si relazionano con i media.
La nostra società conferisce un enorme potere ai media, si affida totalmente a loro.
Pensiamo solamente al telegiornale o alle notizie, chi non ne sente almeno una al giorno che lo fa riflettere e quindi lo influenza?

I media sono sempre più potenti, in grado di formare una coscienza collettiva, specialmente grazie al fatto che le persone glielo consentono, visto che hanno adottato una logica mediale.
È reale solamente ciò che è mostrato dai media, le persone ci credono e sono all’oscuro di molti altri fatti.

Detto ciò, è possibile individuare una logica dei media? Non credo, nello spazio e nel tempo i media cambiano. Sicuramente la loro importanza è destinata a crescere, come afferma anche Krotz, sostenendo che la mediatizzazione è parte di tutti i processi sociali.
I media esercitano quindi potere su altre forme di potere. Si parla in particolare di meta capitale mediale come capacità da parte delle istituzioni mediali di stabilire ciò che acquista valore.
Il primo esempio che mi viene in mente a questo proposito sono i Talent Show, che attribuiscono al vincitore il ruolo di professionista del settore. Oppure penso alle celebrità, che esistono in quanto tali solamente in funzione dei media e delle persone comuni, che gli attribuiscono quel ruolo.

I media hanno assunto un ruolo decisivo anche nella politica, ce ne accorgiamo ogni giorno.
Meyer parla di democrazia dei media. Sono in grado di plasmare e orientare l’opinione pubblica.
Ma non solo, la politica dipende totalmente dai media. I politici sono in grado di acquisire consensi grazie ai loro interventi sui vari canali mediali. Per non parlare della loro immagine pubblica, che può essere screditata in qualsiasi momento attraverso i media. I politici provano a controllare i media (organizzano interviste già preparate, ad esempio) e ad assumere dei comportamenti ad hoc.
In questo contesto nascono poi nuove figure, come i commentatori non ufficiali, che vivono di politica, per la politica e, o, grazie alla politica.

La mediatizzazione si estende a molteplici campi, come affermato in precedenza, quindi anche all’istruzione, alla religione, all’arte.
Per quanto riguarda la prima, mi viene da pensare a come i media critichino spesso il tema dell’istruzione, dai programmi, agli insegnanti, agli stessi insegnamenti. Oppure difendano i diritti dei bambini, di chi lavora nel campo.
Per la religione vale in parte lo stesso discorso, i media hanno un ruolo fondamentale nel darle valore.
Su Rai 1 la domenica mattina viene sempre trasmessa la messa.
I telegiornali riportano spesso le parole del Papa rispetto a un certo tema. Ma è la stessa Chiesa che si è dovuta adattare ai media, specialmente a quelli di ultima generazione. Pensiamo solamente agli account social dello stesso Papa.
Passando ad un’altra religione, il movimento islamico in Mali, Ansar Dine, diffusosi grazie all’utilizzo di cassette audio, video e alla radio, dimostra chiaramente il ruolo chiave dei media.
Infine, l’arte si avvicina molto ai media. Mi vengono in mente le opere di Andy Warhol in primis, ma anche alcuni scatti segnanti, come quello di McCurry sulla ragazza afghana.

Per concludere, collegando i vari discorsi, ciò che i media fanno è trasformare l’autorità, si parla infatti di porosità istituzionale.
Specialmente nell’era digitale, il potere, l’autorità, cambiano. Sono legittimati o delegittimati dai media.
Le istituzioni sono più vulnerabili alla diffusione delle informazioni.
Ne risulta che i media stanno acquisendo un potere enorme, che necessita delle istituzioni, così come le istituzioni hanno bisogno dei media. Tuttavia il rapporto è impari, perché sono i media che possono delegittimare le istituzioni, è assai difficile il contrario.
Io stesso credo di più ai media, che a un rappresentante istituzionale, in caso di scontro.

Fonte: Sociologia dei nuovi media, di Nick Couldry

Al prossimo articolo!

13 comments

  1. Interessante articolo…dovresti però entrare maggiormente nel dettaglio della tua ultima affermazione: perché credi più ai media che a un rappresentante istituzionale in caso di scontro? Cosa ti fa pendere a favore di una parte rispetto all’altra?

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    1. Ciao!
      Purtroppo la credibilità. Sono i media a screditare i rappresentanti istituzionali (basta vedere i vari scandali politica che accadono ogni anno), non il contrario.
      Questo mi porta a credere di più ai media, anche se so che non é giusto!

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      1. Storicamente può esservi della verità in quello che dici (basti pensare a uno dei più gravi scandali della storia, quello del Watergate)…ma non dimenticare che spesso sono gli stessi media ad essere l’espressione di alcuni gruppi di potere o gruppi politici che dir si voglia…e questo può portare i media a diffondere certe notizie per appoggiare questo o quel candidato politico (tanto per fare un esempio).

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  2. A proposito di come a volte il medium usato sia più condizionante del messaggio, rimane l’intranontabile saggio di McLuhan: “Il Medium è il messaggio”. Dello stesso autore trovo molto istruttivo per capire l’attualita “La Galassia di Gutenberg “

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  3. A proposito di come a volte il medium usato sia più importante del messaggio consiglio l’intramontabile “Il Medium è il messaggio” di McLuhan, del quale trovo anche fondamentale per capire l’attualità dell’epoca web il bellissimo “La galassia di Gutenberg “.

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  4. Bel post, complimenti,
    personalmente non credo che i media abbiano un potere così enorme e incontrastabile, certo influenzano, creano fenomeni, altre volte demoliscono, alimentano tendenze, ecc. ecc. Ma sono comunque sempre asserviti a qualcuno o qualcosa e questo è un concetto che si sta diffondendo in modo esponenziale, grazie anche alla rete.

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      1. nel recente ennesimo meeting/premio (per riccazzi) tenutosi in quel di Capalbio, qualcuno ha avuto l’infelice idea di invitare D’Agostino, appena salito sul palco ha detto: “qui si parla di democrazia e libertà di stampa ma vorrei ricordare un episodio agli autorevoli rappresentanti dei media più potenti, dopo il crollo del ponte di Genova, avete impiegato ben quattro giorni per fare il nome di Benetton, una svista clamorosa oppure la cosa è dovuta ai 60milioni di euro che ogni anno investe in pubblicità sui vostri giornali?”

        A occhio sembri giovane e quindi non ricorderai lo scandalo cocacola-media degli anni ’70.

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      2. brevemente… verso la fine degli anni ’70, iniziavano a impazzare le tv private (allora si definivano così), alcune si erano organizzate in network offrendo una vasta platea di pubblico. La cocacola decise di tagliare il budget destinato ai giornali per dirottarlo proprio sulle tvp. In men che non si dica, partì una ferocissima campagna stampa contro la bibita ipotizzando contenesse ingredienti dannosi alla salute, una vera e propria caccia alle streghe. L’azienda Americana capì l’antifona e ripristinò il budget in questione. Come per incanto, la bolla di sapone svanì e, dopo qualche ipocrita chiarimento, tutto tornò come prima.

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