Intervista a Lorenzo Tortorella, game designer.

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Ciao Lorenzo, benvenuto sul mio blog!

Per prima cosa ti voglio chiedere cos’è un game designer.

Allora, per spiegarti questo ruolo faccio un parallelo cinematografico. Per sintetizzare, possiamo affermare che nel game development (sviluppo di videogiochi) ci sono tre macro-ruoli: game designer (come fosse il regista), concept artist (ideatore delle scenografie e dei costumi) e programmatore (addetto al montaggio).
Il game designer è colui che ha l’idea del gioco e definisce i tempi di produzione del team, fissando priorità e obiettivi. È il punto di riferimento che rimane costantemente in contatto con ciascun settore per la risoluzione dei problemi.
Per chi avesse visto Pulp Fiction, è il Mr Wolf del Gaming.

Non pensi che il game designer possa essere superfluo nel momento in cui il programmatore ha l’idea del gioco?

Nessun membro del team è superfluo. Per quanto il game designer debba conoscere un minimo di programmazione per la realizzazione di prototipi esplicativi, difficilmente raggiunge il livello di conoscenza di un programmatore. Allo stesso modo, per il programmatore è necessaria un’infarinatura generale di Game Design, ma difficilmente raggiunge il livello di preparazione di un game designer.

Stai frequentando qualche scuola di game design?

Sì, l’accademia TheSign a Firenze. Lì è possibile frequentare tre corsi legati al Game Development, uno per ciascun settore espresso prima.

Quanto dura il corso?

Da novembre a luglio. È un corso triennale che si tiene due volte a settimana, di cui una nel weekend.
Personalmente ho sempre avuto come giorno fisso il sabato, mentre l’altro è variato di anno in anno, rigorosamente infrasettimanale.

Questa accademia ha un costo?

Certamente. Questo varia a seconda del corso che si intende seguire, ma per farsi un’idea posso dire che siamo nell’ordine di qualche migliaio di euro.
Alla fine del corso viene rilasciato un attestato, ma l’aspetto più importante è l’arricchimento del tuo portfolio. Possiamo considerare perciò il corso come una specie di stage, che ti forma dal punto di vista pratico.

Dopo i tre anni di studi quali prospettive hai?

Lavorare per un’azienda di videogiochi. Il mio obiettivo è partecipare ad ogni evento che sia legato al mondo videoludico per presentarmi di persona. Parallelamente è consigliabile inviare il proprio portfolio alle case di sviluppo.
Pensa che la Ubisoft è una delle poche software house ad assumere persone formate accademicamente con minima esperienza nel settore. A volte mi chiedo come sarebbe iniziare la mia carriera direttamente da una grande produzione videoludica e penso che possa risultare un’arma a doppio taglio.
Sebbene non sia semplice, l’ideale sarebbe prima lavorare in una casa di sviluppo “Indie”. Essendo di ridotte dimensioni, offre occasioni formative e la possibilità di accumulare esperienza. In generale il lavoro di game designer è incerto, proprio come quello di un regista, è difficile emergere.

Quindi, se si intraprendono le carriere del programmatore o del concept artist, si trovano più opportunità di lavoro?

Sì. Come si può immaginare, il lavoro di programmatore non è ristretto all’ambito videoludico. Con un’ottima conoscenza informatica puoi trovare lavoro in diverse aziende.
Lo stesso discorso vale per un concept artist. Operando nel mondo dell’illustrazione ha una vasta gamma di opportunità lavorative. Il game designer invece ha un solo sbocco: il settore videoludico.

Ad un appassionato di videogiochi che intende diventare un game designer cosa consigli?

Per me è ancora presto esprimere un giudizio preciso in merito, ma consiglio a tutti i sognatori che ci stanno leggendo al momento di sviluppare un proprio senso critico/analitico nei confronti del medium. Prendete i vostri videogiochi preferiti e ponetevi domande del tipo: “Perché esiste quella meccanica di gioco? Come mai è stato scelto proprio quell’effetto visivo? Perché quell’elemento dello scenario è stato posizionato in quel punto e in quel modo?”
Durante la vostra prossima sessione di gioco soffermatevi sul perché certi ragionamenti vi abbiano portato ad effettuare una strategia piuttosto che un’altra. Il game designer non è altro che il regista occulto del vostro divertimento, in tal modo potreste cominciare a scorgere alcune delle sue trame.
Oltre a questo consiglierei di approcciarsi anche alla programmazione, per il discorso fatto precedentemente.

In Italia c’è qualche casa di sviluppo famosa che assume?

Ci sono alcune importanti case di sviluppo a livello mondiale che hanno sedi in Italia, tuttavia ritengo più probabile trovare opportunità di lavoro all’estero.

Scendendo nel dettaglio del tuo lavoro, come funziona l’iter di progettazione di un videogioco?

Dipende principalmente dal target e dal genere. Potresti dover seguire le richieste dei tuoi possibili committenti, altrimenti lasci libero spazio alla tua fantasia.
Nella prima fase vengono rilevati i limiti del progetto che si intende sviluppare, così da poter costruire un percorso produttivo efficiente oltre che efficace. Saper coordinare al meglio il team dall’interno è probabilmente la sfida più ardua e cruciale del game designer in quanto il rapporto tra i singoli individui è il cuore pulsante dell’intera produzione.
Tra i giochi indie che hanno spopolato sono rari quelli sviluppati da due membri (penso a “Super Meat Boy”) o addirittura da un singolo individuo (“Braid”).

È già la seconda volta che usi il termine indie, cosa significa?

Accostato alla parola gioco, indica un prodotto sviluppato da un team indipendente che non ha necessariamente relazioni con software house di rilievo. Faccio presente che è difficile emergere sul mercato per un team indie. Per acquisire visibilità e riuscire a distribuire al meglio i propri prodotti è solito rivolgersi ai publisher, il che richiede una spesa economica non indifferente.

Quali sono gli eventi italiani videoludici a cui consigli di partecipare?

Se si intende partecipare come visitatori, consiglio Lucca Comics e Milan Games Week. La loro fama deriva dalla ricchezza e densità dei numerosi padiglioni.
Se invece intendete presentare i vostri giochi consiglio l’evento annuale che si tiene presso la cineteca di Bologna: lo Svilupparty. È un’occasione interessante per provare nuovi progetti indipendenti in presenza degli sviluppatori stessi.
Un metodo creativo sia per presentarsi che per mettersi in gioco è partecipare alle Game Jam. Questi raduni consistono nel far competere ininterrottamente per tre giorni consecutivi diversi team di sviluppo che dovranno ideare, progettare e sviluppare un gioco in base alla tematica assegnata. Alla fine dell’evento viene proclamato il team vincitore, quello che ha realizzato il gioco più completo e innovativo.
Esiste anche la Global Game Jam. La particolarità di questo evento annuale è che avviene simultaneamente a livello mondiale in più di 800 sedi. Io ho partecipato alle ultime due Global Game Jam (2017 e 2018) presso la sede di Pisa e sono contento di aver contribuito alla vittoria del mio team in entrambe le occasioni.

Visto che sei un esperto in materia, quale console consiglieresti di comprare?

La domanda è molto difficile, dipende dai giochi a cui ti piace giocare.
La Nintendo punta sul produrre giochi eleganti che sappiano divertire e rilassare tutta la famiglia.
Per quanto riguarda PlayStation e Xbox, dipende dalle esclusive. Continuano ad essercene in maggior numero per il marchio Sony, sebbene Microsoft stia cercando di recuperare.
Il numero delle esclusive è comunque un fattore relativo. Il fattore più determinante è l’interesse che hai verso ciascuna di queste.
Personalmente sono un giocatore PC, perché a differenza delle console vanta una retrocompatibilità pressoché illimitata. Inoltre, il PC Gaming non è privo delle proprie esclusive, infatti queste consistono principalmente in gestionali, strategici e MMO (ovvero massively multiplayer online, nome che definisce la peculiarità di questi giochi nell’essere in grado di connettere contemporaneamente persino alcune migliaia di giocatori).
Bisogna fare un calcolo costi benefici, che dipende dai gusti personali.

Hai detto che preferisci giocare al PC. Quale consiglieresti di comprare?

Vige la regola spender più per spender meno. Non avendo acquistato un PC fisso di una marca specifica non saprei quale consigliare. Posso comunque dare una dritta a chi intende assemblarlo per conto proprio come feci io: acquistate componenti di medesimo livello qualitativo (alto, medio o basso che sia) per quanto concerne potenza e prestazione.
Dilettarsi in combinazioni miste non porta a buoni risultati. Se invece si è interessati all’acquisto di un portatile, dovete aver presente del sovrapprezzo dovuto alla sua portabilità. Per chi avesse timore di un calo vertiginoso delle prestazioni posso assicurare che gli hardware di ultima generazione riescono a ridurre notevolmente i compromessi.

Concludendo… Come sai il mio blog si occupa di fantasy e di fantascienza, generi ripresi da parecchi videogiochi. Qual è il tuo videogioco preferito rispetto a questi?

La vera domanda è: a quanti giochi di quel genere ho mai giocato? Così pochi da non ricordarli. Scherzi a parte, un gioco che non posso non consigliare è “INSIDE” della Playdead. Fa vivere una breve avventura ricca di avvenimenti coinvolgenti che sanno immergerti perfettamente nella sua atmosfera tetra e singolare.

Considerazioni sull’intervista:

Lorenzo è un mio carissimo amico dai tempi del liceo. È geniale e stravagante, ha idee brillanti e tanta voglia di mettersi in gioco.
Il mondo dei videogames è vario e presente nella vita di tutti i giorni, ma come ha specificato Lorenzo non è facile come sembra entrarci. Ci vuole tanto impegno, tanta dedizione e passione soprattutto, a Lorenzo di certo non mancano.
Buona fortuna!

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Al prossimo articolo!

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