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IA, banche e consulenti, cosa succederà in futuro?

Negli ultimi giorni si è sollevato un acceso dibattito in merito al rapporto tra intelligenza artificiale, banche e consulenti, che ha agitato anche i mercati mondiali, muovendo miliardi di euro.

L’idea diffusa è che, come per molti altri lavori, si arriverà alla scomparsa della maggior parte dei professionisti legati al mondo bancario, primi tra tutti i consulenti, specialmente di investimenti.
In particolare, le nuove forme di intelligenza artificiale permettono di individuare le migliori opportunità di investimento nell’arco di qualche secondo, compiendo analisi vincenti estranee a qualsiasi mente umana, compresa quella di Warren Buffet.

Qui, dal mio punto di vista, sorgono una serie di problemi insormontabili, per cui non credo che ciò prima descritto non si avvererà mai:

  1. Questo sistema di intelligenza artificiale “consulente” funziona fino a che in pochi utilizzano lo strumento. Cosa succede invece quando tutti utilizzano lo strumento? Dove sta il vantaggio di averlo? A quel punto come si comporta l’intelligenza artificiale? Chi paga l’abbonamento plus plus plus guadagna di più di chi invece ha quello standard? Per me è ovvio che un settore dinamico e reale (dove esistono dei sottostanti, ossia le aziende, le materie prime…) come quello dei mercati non può essere governato da algoritmi, soprattutto se li usano tutti.
  2. Come si può pensare che il mercato non venga regolamentato e protetto dall’IA? Credo che a breve ci saranno interventi centralizzati per vietarne l’utilizzo, se non a scopo informativo e limitato. Si può già notare che strumenti come Chat GPT non danno più consulenza nel mondo degli investimenti, lo specificano proprio.
  3. Siamo sicuri che gli esseri umani, nel medio periodo, preferiscano avere come riferimento per gestire i propri risparmi un robot? Successivamente all’entusiasmo iniziale, il contatto umano sarà sempre più fondamentale in un mondo in crescente digitalizzazione. Inoltre, al primo errore da parte dell’IA in una strategia di investimento, credo che non ci sia un punto di ritorno per chiunque la scelga.

Di questi tre punti cardine, penso che il più importante sia il primo, perché si andrebbe a stravolgere il concetto di mercato basato sul rapporto domanda/offerta. Se queste si equivalessero all’infinito non si muoverebbe mai nulla. A meno che non iniziasse un rally basato su varie aziende di IA legate al mondo degli investimenti, in competizione tra loro per ottenere i maggiori risultati e questo muoverebbe il mercato, ma sarebbe comunque sostenibile?
Il secondo punto mi fa dire di no, in modo secco, non conviene a nessuno un sistema del genere, nemmeno agli investitori, rappresenterebbe ancora più incertezza e la sensazione di essere in totale balia di eventi ultra rapidi e incontrollabili.
Si arriva così al terzo punto, per cui tra tutti i difetti che un consulente possa avere, rimane sempre un punto di riferimento e, nella peggiore ipotesi, qualcuno che almeno permetta di deresponsabilizzarsi. Come fai invece a incolpare l’IA di fronte a un insuccesso? È come incolpare se stessi.

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