L’arciere del re, recensione del romanzo storico di Cornwell

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L’arciere del re è il primo romanzo della trilogia di Cornwell sul Santo Graal.
Si tratta di un romanzo storico ambientato a metà del 1300 in Francia, dove Re Edoardo III di Inghilterra si scontra con Re Filippo VI di Francia, dando inizio alla Guerra dei cent’anni. Ci troviamo quindi in un’epoca controversa della Storia europea, trattata da un altro punto di vista in questa serie tv: Knightfall, recensione della prima stagione.

Come sempre accade nei romanzi di Cornwell, il protagonista del libro è un signor nessuno, un contadino di nome Thomas.
La sua vita cambia quando un giorno un piccolo manipolo di francesi assalta il suo villaggio, sterminando gli abitanti e rubando la Lancia di San Giorgio, una delle più importanti reliquie cristiane.
Thomas non aveva mai creduto nella validità dell’oggetto, ma dopo la razzia inizia a cambiare idea.
Dopo avere perso tutto, il ragazzo decide di arruolarsi nell’esercito inglese di stanza in Francia, come arciere.

Per chi non lo sapesse, gli arcieri inglesi sono stati i più temuti della Storia. Il motivo?
I loro archi lunghi erano in grado di lanciare frecce con una gittata maggiore di qualsiasi altra arma. In una battaglia, ciò significava che potevano scagliare senza essere mai colpiti, un bel vantaggio.
Per questo motivo i Francesi odiavano a morte gli arcieri inglesi e quando ne catturavano uno o lo uccidevano, oppure gli tagliavano le dita della mano forte, solitamente il medio, senza il quale era impossibile tendere la corda.
Ed ecco che da questa vicenda storica nasce l’offesa del dito medio come oggi noi la intendiamo. Gli arcieri inglesi lo mostravano ai Francesi per dileggiarli, dicendo: “Ehi, I still have my fingers!”

Dopo questo breve excursus, torniamo alla trama.
Thomas si arruola in una compagnia di arcieri inglesi e dimostra immediatamente le sue qualità. Si farà degli amici, ma anche dei nemici. Sarà fortunato e sfortunato, vivendo alla giornata come la maggior parte degli uomini dell’epoca.

Cornwell ci fa rivivere gli eventi storici come sono realmente accaduti.
Thomas non è altro che uno dei tanti uomini che vi ha preso parte.
Le sue vicende a un certo punto deviano verso una chiave più religiosa, inerente alla ricerca della lancia di San Giorgio e, a partire dal secondo libro, anche del Graal.
L’arciere del re termina con la sanguinosissima battaglia di Crecy, una delle più importanti della storia di Francia e Inghilterra.

A proposito di battaglie, Cornwell in questo libro ha dato il meglio di sé.
Descrive in modo maniacale ogni cosa che accade sul campo di battaglia.
Per chi non è un appassionato di simili descrizioni, ammetto che il libro potrebbe diventare noioso, non è infatti per tutti.
Ma come spesso accade, quando un libro non è inizialmente destinato a un’amplia cornice di pubblico diventa un capolavoro.
E L’arciere del re lo è senz’altro, ha delle descrizioni uniche ed imbattibili, da far venire i brividi.
Cornwell è certamente lo scrittore di romanzi storici che preferisco e dopo avere letto questo libro consolida la sua prima posizione.

Sottolineo che la trama non è solo guerra, c’è tanto altro (intrighi, amori, avventura, religione…), insomma, il romanzo è storico sotto tanti punti di vista.
Chi ama i personaggi storici apprezzerà molto le descrizioni di Cornwell, che sembra conoscerli di persona.

Se devo proprio trovare una nota negativa al libro, dico che è veramente tanto descrittivo, a volte troppo. Però da appassionato del genere non mi sono mai annoiato, anzi, come sempre accade quando leggo i libri di Cornwell, mi sono fatto tantissime risate.
I protagonisti dei suoi libri sono magnifici, così come i personaggi secondari di sua invenzione.
Nessuno degli autori che ho letto in vita mia riesce a trasmettere i rapporti umani come fa lui. Questo perché i suoi personaggi non sono mai perfetti, hanno tantissime sfaccettature e modi di essere.
Spesso sono anche spietati a livello di ragionamento.
Vi faccio un esempio: Thomas è felice quando scopre che la ragazza che ha messo incinta viene rapita dai Francesi, perché si libera del fardello di una moglie e di un figlio.
Inoltre, andando avanti nella narrazione chiede sue notizie e scopre che è morta di parto, mentre il figlio è sopravvissuto. A questo punto Thomas è veramente dispiaciuto della morte della ragazza, ma non va a cercare il figlio.
Si pulisce la coscienza sapendo che è lontano e cresciuto dal marito francese della ragazza, ovviamente ignaro di non essere il vero padre del bambino.
Insomma, trovatemi un altro scrittore che è in grado di descrivere situazioni simili!

Link Amazon all’Arciere del re, il cui costo è molto basso devo dire.

Link Amazon alla trilogia che ho anche io.

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Al prossimo articolo!

10 comments

      1. Da quello che so inizialmente era volgare anche il gesto con due dita e veniva fatto con il dorso della mano rivolto in avanti. È Churchill che ha reso famoso e positivo il gesto con il dorso verso di sé. 😉

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