FuturEvo, dopo il grande disastro, recensione

Paolo Motta, l’ideatore e uno degli autori di questa antologia, mi ha inviato gentilmente il suo lavoro, che ho avuto il privilegio e il piacere di leggere.

Immaginatevi la nostra civiltà sconvolta da un’apocalisse e immaginate che ritorni al Medioevo. Sarebbe strano, vero?
Quest’idea, per me geniale e che per certi versi mi ricorda Shannara, è alla base dell’antologia, che mischia elementi moderni e medioevali.

Vi cito direttamente dal testo la descrizione dell’ambientazione, non saprei renderla meglio:

“Siamo in un lontano futuro, in cui i contenti si sono riuniti insieme come nella Preistoria. In particolare le zolle continentali di America e Europa sono collise fra loro, dando origine ai Monti Novissimi, vette più alte dell’Everest. 
In aggiunta europei e nordamericani, che prima del cataclisma erano alleati, si sono combattuti con tutte le armi più micidiali che avevano a disposizione.
Così facendo hanno peggiorato ancora di più la situazione, provocando l’inverno nucleare (in seguito ricordato come il Grande Disastro).
Finita quest’epoca buia, nelle terre che un tempo corrispondevano a Africa, Medio Oriente e Asia centrale, hanno cominciato a fiorire nuove civiltà, simili a quelle dell’Alto Medioevo europeo, ma che in aggiunta hanno scoperto che magia e stregoneria non erano semplici superstizioni ed hanno cominciato a praticarle. 
Le scienze occulte hanno così preso il posto delle scienze “razionali” su cui si basava il vecchio mondo. 
Di tanto in tanto rispunta qualche oggetto tecnologico, sul quale però hanno, per legge, il monopolio gli Inquisitori del Tempio di Macon.
Tuttavia c’è sempre qualcuno che cerca di restaurare l’antica tecnologia precedente al Grande Disastro. 
Gli Inquisitori devono quindi intervenire contro questo qualcuno e a volte lo fanno proprio usando anch’essi delle macchine, specie armi da fuoco e veicoli. 
A causa del Grande Disastro si sono uomini mutati geneticamente dalle radiazioni, che hanno assunto una statura gigantesca (i giganti) oppure forme grottesche e zoomorfe (satiri, centauri, cinocefali, ecc…).
Esiste inoltre, il primitivo popolo dei troll che vive nascosto nelle foreste e che spesso si scontra con gli umani.”

Questo tipo ti ambientazione mi è piaciuta e mi ha ricordato quanto sarebbe disastrosa una catastrofe nucleare di portata mondiale, a seguito di una guerra, ad esempio.
L’antologia non assume tuttavia toni tetri e ansiogeni, anzi, è ricca di umorismo sano e non banale, che a me fa impazzire.

In particolare, l’antologia è divisa in racconti scritti da autori diversi, ma questa differenza non si nota: tutto è ben amalgamato.
I racconti si leggono veramente bene, specialmente i dialoghi. Essi sono a mio parere il punto forte del libro, insieme all’empatia che sviluppi con i personaggi, i quali sono ben curati, ben descritti e gendermixed.
Il mio preferito è Sermon (il personaggio in sella alla moto in copertina) un inquisitore ligio alle regole anti-tecnologiche che si trova spesso ad infrangere per contrastare coloro che vorrebbero un ritorno alla tecnologia.

Ho poi apprezzato tantissimo il fatto che nel libro sono presenti illustrazioni di tutto rispetto, che facilitano il compito del lettore che tenta di immaginarsi le ambientazioni.
Non solo, ogni capitolo inizia con una capolettera in stile medioevale, finemente realizzata.
I capitoli brevi facilitano un’agile lettura, facilitata a sua volta da una lunghezza del libro che si aggira intorno alle 200 pagine. 

Insomma, se volete leggere qualcosa di diverso, non impegnativo, curato e originale, vi consiglio caldamente questo lavoro autopubblicato.

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13 thoughts on “FuturEvo, dopo il grande disastro, recensione

  1. Interessante! Mi ricorda una sotto-trama del fumetto di Martin Mystere, che spiega l’origine degli «Uomini Neri» che assomigliano molto agli «Inquisitori» di questa antologia di racconti.

  2. L’idea è carina, e devo dire che il cavaliere medievale sulla moto fa un certo effetto… ha qualcosa che non stonerebbe in un cartone animato americano, possibilmente con sigla di Shuki Levy ^^

    1. Grazie, in realtà l’idea del cavaliere in moto mi è venuto da un vecchio fumetto francese apparso su Alter. Il disegnatore si chiamava mi pare Vess.

    1. Ognuno degli autori coinvolti ha i suoi riferimenti. Per quanto mi riguarda mi piace abbastanza il primo film di Heavy Metal e molto di più il seguito Heavy Metal FAKK2. Una grande ispirazione letteraria sono stati i cicli de La Terra Morente di Jack Vance e Zothique di Clark Ashton Smith che declinano il post-apocalittico in chiave fantasy.

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