Comics

I fumetti dei Puffi

Ciao,

Nel secondo articolo dedicato al mondo dei fumetti, ho deciso di parlare dei Puffi.

Chi non ho visto i cartoni a loro dedicati da piccolo? Chi non si ricorda le canzoni?

Però ora che siamo adulti pensiamo che i Puffi siano da piccoli e ce li dimentichiamo. Credo che il motivo per il quale li abbiamo amati così tanto sia il fatto che i Puffi vivono in una società ideale e utopica, dove ognuno è libero di realizzarsi e di essere (ci sono infatti tanti tipi di Puffi), non viene giudicato ed è utile agli altri qualsiasi sia la sua mansione.
Il tutto è coordinato e gestito dal Grande Puffo, magnanimo e saggio, che trova sempre la soluzione giusta, educa e protegge i Puffi.
Per non parlare del fatto che ci trasmettono grande serenità.
Vivono in mezzo alla natura in casette deliziose e sono in sintonia con gli animali.
Sono liberi e avventurosi, spensierati, tranne quando devono scappare da Gargamella. Chi non vorrebbe una vita così?

Vivendo scopriamo che la realtà è tutt’altro, quindi accantoniamo i Puffi, collegandoli alla fanciullezza, alla fantasia.
È innegabile che i contenuti espressi non appartengano alla realtà, tuttavia ci sono tanti richiami importanti e messaggi latenti, trasmessi da questo cult del fumetto.

Intanto concentriamoci sul disegno, sullo stile e sui contenuti.
Come ho già detto nello scorso articolo, i fumetti di cui parlo sono originali e appartengono ad una raccolta uscita con il giornale La Repubblica anni fa.
I fumetti sono reperibili separatamente in formato numerato, ma non in tutte le fumetterie.

Parliamo adesso del disegno: sembra di guardare un cartone animato.
È realizzato alla perfezione dal suo autore, il fumettista francese Peyo.
I tratti sono decisi, semplici, ma globalmente danno vita a un risultato complesso.
In ogni vignetta gli elementi riportati sono svariati, ogni cornice è ricca di soggetti.
I colori sono un tripudio di emozioni, sono caldicarichi, rilassanti.

I contenuti a livello di trama sono ridottissimi, pressoché inesistenti, lo schema narrativo è sempre uguale, adatto ad un bambino.
Ossia, i Puffi combinano qualcosa, si mettono in pericolo, Gargamella ne cattura un po’, il Grande Puffo o altri Puffi risolvono la situazione in qualche modo.
Gargamella viene sconfitto in modo buffo e tutto torna alla normalità.
In uno stile fiabesco alla Fedro, ci vengono trasmesse spesso delle morali, come la pericolosità del denaro.

Non c’è pertanto una storia lineare, ci sono tanti episodi e aneddoti.
Il linguaggio utilizzato è semplicissimo, ma a volte poco chiaro, perché non capisci il discorso.
Un po’ come quando un bambino ti parla, capisci quello che dice, ma non afferri completamente il perché lo dica.
Noi adulti siamo più calcolatori, non riusciamo a comprendere del tutto un simile linguaggio, così diverso dal nostro.

Dal punto di vista di colpi di scena non ce ne sono, tranne il fatto che Puffetta non è un Puffo.
Eh già, il film realizzato qualche anno fa che tira in ballo questo argomento, non si è inventato niente, come invece credevo.
Puffetta è stata infatti creata, partendo da un pezzo di terracotta, da Gargamella, per conquistare il cuore dei Puffi e condurli da lui.
I Puffi sono tutti maschi e si innamorano della bella Puffetta dai capelli neri.
Il Grande Puffo la accoglie a braccia aperte nella comunità, ma poi capisce che qualcosa non quadra.
Scopre che è pericolosa, comandata da un potere oscuro.
Puffetta tradisce i Puffi senza rendere conto e li conduce da Gargamella.
Il suo lato reale, che noi diremmo umano se fosse un cyborg, si risveglia e la porta a combattere contro sé stessa.
Alla fine deciderà di stare dalla parte dei Puffi ed il Grande Puffo, per ricompensarla, le conferisce il bell’aspetto che tutti noi conosciamo.

Per quanto riguarda lo stile, Peyo disegna a china e cerca sempre di inquadrare i Puffi all’altezza del terreno.
La classica tavola è divisa in quattro strisce, le quali contengono il più delle volte, due o tre vignette.
L’uso delle onomatopee in grassetto è ricorrente, come “PUFF”, “SPLASH”.
I Puffi sono stondati, coccolosi, hanno la testa ed i piedi decisamente sproporzionati rispetto al resto del corpo, ma non sono una caricatura, sono fatti così.
La loro espressività è molto chiara, capisci sempre quale sia il loro stato d’animo.

Nell’introduzione al fumetto che ho io, si specifica che i Puffi sono tutti uguali perché siamo chiamati a riconoscerli, il lettore è così partecipe.
Inoltre, come accennavo io, i Puffi devono essere rispettati e amati, anche se hanno caratteristiche diverse.
Personalmente, detestate un Puffo?
Se così non fosse, Peyo sarebbe riuscito nel suo intento.

Come agiscono e reagiscono i Puffi? Come dei bambini, sono innocenti.
Come afferma lo stesso Peyo (pseudonimo di Pierre Culliford):
“Tutti uguali perché tutti i Puffi sono simpatici o divertenti nella stessa misura. E tutti uguali perché la loro è una democrazia perfetta, naturale, bambina.”

Non posso scordarmi di parlare di Gargamella e di Birba!
Sono i due “cattivi” della saga, buffi, sfortunati e imbranati.
Gargamella è un fattucchiere che vuole a tutti i costi catturare i Puffi, perché, se li fonde in una pozione, questa gli darà un immenso potere e la vita eterna.
Suona brutto così, però il nostro villain vuole uccidere i Puffi.
Non ci riuscirà nemmeno una volta, grazie al cielo, ma il suo ruolo è teoricamente spietato.
Gargamella è molto stereotipato, è brutto, sdentato, pelato, con il nasone.
Inoltre non ha l’aspetto di un mago, ha un lungo vestito rattoppato e nero.
Non è affatto stupido, i piani che architetta per catturare i Puffi sono ingegnosi e molto spesso vanno a buon fine, specialmente se interviene Birba, il suo fedelissimo gatto maligno.
Tuttavia i Puffi sono caparbi e se la cavano sempre.

Concludo dicendo che questo fumetto è adattissimo alla lettura per bambini, che siano da soli oppure supportati da un adulto.
Ma lo consiglio anche agli adulti, in quanto è estremamente rilassante e dà degli importanti spunti di riflessione, quelli di cui ho parlato sopra.
Ormai è scontato dirlo, nel mondo odierno questo tipo di morale è utilizzata di continuo, anche a sproposito, ma ci tengo a sottolineare comunque che i Puffi invitano noi lettori ad essere degli eterni bambini, nel profondo del nostro cuore.
A risolvere le incomprensioni per vivere una vita serena e armoniosa.
Non è forse meglio così?
Io leggevo questi fumetti prima di andare a letto quando facevo fatica a dormire e ritrovavo subito il sonno, la tranquillità.
È questo che trasmettono i Puffi, la tranquillità.

P.S: ho già pubblicato l’articolo da qualche secondo e mi sono scordato di sottolineare che i Puffi parlano di continuo aggiungendo il loro stesso nome nelle parole.
Ad esempio: “Puffiamoci all’albero”, al posto di “Incontriamoci all’albero”, oppure, “Mi hai puffato”, al posto di “Mi hai fregato”.
Ci si deve fare l’abitudine, all’inizio è molto strano, poi è divertentissimo!

Al prossimo articolo!

 

 

Categorie:Comics

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13 risposte »

  1. Ricordo anche io i Puffi con molto piacere! Hai mai pensato che il nonno Puffo fosse ispirato alla figura del mago «buono» tradizionale, come Merlino, oppure Gandalf? (avevano lo stesso bastone tra l’altro). Per completare la presentazione dei vari personaggi, citerei anche Baldassarre, il padre di Gargamella, che a differenza del figlio era totalmente malvagio, mentre ricordo che, almeno in un’occasione, Gargamella dimostra di avere sentimenti positivi, quando, durante una battuta di caccia organizzata proprio dal padre, decide di frapporsi fra la balestra paterna e una lince di cui Birba si era innamorato e che proteggeva con il suo corpo, sostenendo che «quel sacco di pulci» (ossia Birba) fosse il suo unico affetto. Onestamente, ho sempre provato un po’ di pena per Gargamella.

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  2. In realtà Peyo era lussemburghese, ma ha pubblicato i suoi fumetti in Belgio. A bruxelles c’è persino un museo dei puffi. Ma che ne pensate della diatriba sul fatto che i puffi in realtà sarebbero comunisti? Non ci ho mai creduto, ma effettivamente costituiscono una comunità organica e armoniosa, tutto l’opposto della nostra società sempre più improntata all’individualismo.

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    • Ti ringrazio per la precisazione, la mia fonte era imprecisa allora 🙈
      Sul comunismo vedo il parallelismo solo se divento mal pensante.
      I puffi per me non sono uno strumento politico, ma psicologico, insegnano tanti valori, come il rispetto reciproco, il senso di unione, l’amore per la natura, eccetera

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      • Infatti neanch’io li vedo né come comunisti, né come seguaci di nessun altra ideologia politica. Che poi fossero apprezzati anche da persone comuniste oppure cattoliche (in Italia sono apparsi anche per le Edizioni San Paolo) è un’altra questione. Più che comunisti, i puffi sono una comunità, come ho già detto.

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