Ben Kane, un grande autore

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Se siete alla ricerca di un autore che vi faccia appassionare al mondo romano, l’avete trovato.
Ben Kane ha scritto una trilogia dedicata allo scontro fra Arminio, conosciuto come il generale ribelle e l’Impero Romano dell’anziano Augusto.
I libri di questa saga sono appunto tre: 

Io ho letto i primi due, di cui sottolineo il basso prezzo e la qualità.

Il protagonista della saga è Lucio Tullo, un centurione romano inventato da Kane, che è al servizio del generale Varo, il quale difende il confine romano del Reno dagli attacchi dei Germani.
Non si può ancora parlare di invasioni barbariche, i Germani sono infatti divisi in tante tribù, che sono in contrasto fra loro.
Non rappresentano una minaccia per Roma, ma l’Impero non è in grado di sottomettere quei territori, ben difesi dalle foreste e inadatti alle tattiche di guerra romane.
Roma si limita quindi a tenere d’occhio il nemico, pronta a cogliere la giusta occasione per attaccare.

Varo è aiutato nei suoi compiti da Arminio, un germano cresciuto nella romanità.
Suo padre era il capo dei Cherusci, una delle più forti tribù germaniche.
Egli fu sconfitto da Roma e costretto a dare in ostaggio i suoi due figli ed eredi.
Arminio cresce quindi con il nemico, insieme al fratello Flavio.
Entrambi, dotati di un fine intelletto e di maestria nel combattimento, fanno carriera nell’esercito romano.
Arminio diviene il principale consigliere del generale Varo, il quale si fida ciecamente di lui, visto che i suoi suggerimenti sono sempre utili e lo conducono alla vittoria.
In realtà, Arminio sta progettando di sterminare le tre legioni di Varo nella selva di Teutoburgo, una fitta foresta da cui è impossibile fuggire se accerchiati.

Il centurione Tullo, che è un veterano imbattuto, intuisce il doppio gioco di Arminio e cerca di convincere Varo a non fidarsi dei consigli del germano, ma non ci riesce.
Arminio consiglia in particolare di muovere le tre legioni romane attraverso la selva di Teutoburgo, visto che è la via più rapida per raggiungere un avamposto romano assediato da Germani rivoltosi.
La rivolta è un pretesto, una menzogna, ma Varo non lo capisce, si fida del suo consigliere e ordina di mobilitare le truppe.

È inverno, fa freddo, il terreno è ghiacciato o infangato, i movimenti di migliaia di soldati, accompagnati dalle salmerie e dal seguito, sono lenti e impacciati.
Il tragitto è stretto e impervio, costringe l’esercito ad allungarsi e ad accettare numerose pause forzate.
La comunicazione è difficile, ci vuole molto tempo affinché i messaggeri si spostino dalla testa alla coda della colonna.
Varo cade quindi in pieno nella trappola di Arminio.

Tullo ne è consapevole e sa che prima o poi i Germani piomberanno addosso ai Romani e li stermineranno. Il suo obiettivo rimane salvare i suoi cento uomini ed uccidere più barbari che può.
Oltre a questo, vuole difendere le aquile romane, dei vessilli dorati che sono il simbolo di una legione.
Noi non possiamo capirlo, ma per i Romani le aquile erano un simbolo talmente potente da portarli a difenderle fino alla morte.
La perdita di un’aquila era un abominio, era peggio della morte di tutti i legionari.

La trappola è pronta ed Arminio la fa scattare.

Migliaia di germani attaccano i Romani dalla foresta.
Ma attenzione: la tattica di Arminio è spietata.
Non vuole solo uccidere tutti i Romani, vuole umiliarli, logorarli, fargli di credere di poter scappare al massacro, quando non è così.
Per attuare il suo piano alla perfezione, Arminio ha scelto la selva di Teutoburgo, di inverno.
I Romani sono bloccati sia davanti, che dietro, dal crollo di decine di alberi, provocato dai Germani.
Da una parte si trova poi una vasta palude, dall’altra i soldati nemici, che li superano in numero.
Arminio è infatti riuscito a radunare le tribù, a stringere alleanze, per debellare il nemico comune.

La tattica di Arminio prevede poi delle ondate di attacco lungo tutta la colonna romana.
Esse sono alternate, frequenti e crescenti.
I Romani possono costringere i Germani alla ritirata una volta, due, tre, ma il loro numero si assottiglia sempre di più, il loro morale si fiacca.
Sanno che non c’è una via di fuga, non sono attrezzati per una difesa efficace perché non si aspettavano un attacco.
Sono costretti a lottare nel fango, sopra ai cadaveri dei propri compagni.
Chi è ferito è perduto, viene abbandonato, mentre il resto dell’esercito tenta di avanzare.
Chi fugge preso dal panico, viene ucciso o dalla palude o dai Germani.
Questo scenario apocalittico viene descritto magistralmente da Kane, il terrore dei soldati è palpabile, si avverte la sensazione di consapevolezza di fronte alla morte, ma allo stesso tempo la sensazione di poter sfuggire a un massacro in realtà inevitabile.

Tullo lotta con i suoi uomini ed i suoi scontri con il nemico sono epici.
Le sue fila si assottigliano, assiste al massacro di altre unità, altre ancora si aggiungono alla sua.
La situazione è disperata, vede un’aquila cadere nelle mani nemiche e da quel momento capisce che è finita…

Non vi rivelo la fine del primo libro, di cui ho riportato la trama e non svelerò nulla sul secondo, visto che è collegato al primo.
Vi dico solo che la trilogia tratta degli eventi avvenuti in nell’area tedesca dal 9 d.C. al 15 d.C.

Spero di avervi invogliato a leggere il primo libro, merita davvero.
Si legge molto bene, è esaustivo e al contempo semplice.
La storia è narrata dal punto di vista di Tullo, uno dei personaggi più spettacolari che abbia mai trovato in un libro.
La bravura di Ben Kane sta nel trasformare la storia in realtà.
Mi sono calato completamente nell’ambientazione, mi sembrava di essere a Teutoburgo, di combattere con i legionari, di sentire le loro urla, il fango sotto ai piedi, la pelle appiccicosa e gli occhi appannati.

La storia è drammatica, il libro non è solo un romanzo storico.
Lo stile non è cinematografico, ma realistico, non accade nulla di impossibile.
Gli eventi descritti sono accaduti esattamente come li riporta Kane, tranne che per Tullo, che non è mai esistito e non è ispirato a nessun personaggio storico.

Da questa vicenda deriva la famosa frase “Vare, legiones redde!” pronunciata dall’imperatore Augusto, ossia “Varo, restituiscimi le mie legioni!”

Per spezzare una lancia a favore di Varo, il generale non era affatto uno stupido, come può sembrare invece da una prima analisi.
Ha avuto una carriera politica e militare di tutto rispetto, ha riposto la sua fiducia nella persona sbagliata.
Ciò è stato fatale per lui e per i suoi soldati.

Al prossimo articolo!

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