Attualità

L’Europa c’è?

Si sta concludendo la mia esperienza al laboratorio tenuto dalla professoressa Pina Lalli e denominato: “Comunicare la cittadinanza europea”, della facoltà di Scienze Politiche di Bologna.

Questo articolo ha lo scopo di evidenziare quelli che sono i temi principali emersi dai vari dibattiti e dal lavoro di gruppo, che reputo molto importanti e interessanti.

Il mio gruppo, composto da Arianna Bagni, Giorgio Carlino, Iasmina Gargari, Gianni Gentile, Giacomo Giulianelli e me, si è occupato di individuare quelli che sono i finanziamenti europei in Emilia Romagna, la nostra regione.
Ci siamo posti questa domanda: l’Unione europea è presente sul nostro territorio?
Grazie allo Europe Direct, a un incontro in regione con dei funzionari, alle ricerche di noi studenti, siamo giunti a diverse conclusioni.
Prima di parlarne, spiego cos’è lo Europe Direct:

  1. È un centro che offre ai cittadini informazioni, consulenza, assistenza e risposte a domande sulle istituzioni, la legislazione, le politiche, i programmi e le possibilità di finanziamento dell’Unione europea.
  2. Promuove attivamente a livello locale e regionale il dibattito pubblico e l’interesse dei media sull’Unione europea e le sue politiche.
  3. Collabora con il mondo della scuola e della società civile per sensibilizzare i giovani e i cittadini ai temi della cittadinanza e dell’unificazione europea.

Vi lascio il link dello Europe Direct dell’Emilia Romagna, da cui ho estratto la descrizione sovrastante.
https://www.assemblea.emr.it/europedirect

Tornando al lavoro del mio gruppo, abbiamo rilevato che ogni regione italiana versa denaro all’Unione europea, così come ogni regione europea.
L’Unione europea redistribuisce le risorse in funzione delle necessità delle singole regioni, aiuta in particolare quelle più deboli.
Di conseguenza, a seconda dei periodi, una regione può ricevere più o meno risorse di quelle che versa.
Nel caso specifico dell’Emilia Romagna, attualmente ne versa di più di quelle che riceve.
Invece nel 2012, in occasione del terremoto che ha danneggiato notevolmente l’economia regionale, l’Emilia Romagna ha ricevuto più risorse di quelle che ha versato.

Vi starete ora chiedendo,

Quali sono i fondi europei disponibili? Vi faccio un breve elenco:

  • FESR, cioè Fondo Europeo Sviluppo Regionale⇒ mira a consolidare la coesione economica e sociale correggendo gli squilibri fra le regioni.
  • FSE, cioè Fondo Sviluppo Europeo⇒ sostiene l’occupazione, l’inclusione sociale, l’istruzione e la formazione.
  • Fondo di coesione⇒ serve a ridurre le disparità economiche e sociali fra i membri dell’EU.
  • Fondo per la pesca⇒ finanzia la pesca sostenibile.
  • Fondo per l’agricoltura⇒ sostiene l’innovazione nelle zone rurali.

Se siete interessati nello specifico a questi fondi, cercateli sul sito della vostra regione, troverete tutti i dati che vi servono.
Vi faccio l’esempio con il FESR dell’Emilia Romagna, il link è qua sotto.
http://www.regione.emilia-romagna.it/fesr

L’Emilia Romagna riceve dall’Unione europea 2,5 miliardi di € complessivi nel periodo 2014-2020.

Fino a adesso abbiamo parlato di dati, scendo nello specifico facendovi un esempio di come possono essere utilizzati i fondi.
Pensate di essere un pescatore che ogni giorno lavori sodo per vivere.
Supponete che il vostro peschereccio abbia dei problemi di manutenzione che non riuscite a risolvere o a sostenere.
Inoltre, pensate che il vostro vecchio modello inquini molto e per questi motivi avreste intenzione di comprarne uno nuovo.
Il problema è che si tratterebbe di un investimento troppo oneroso per le vostre tasche, rischioso per il proseguimento della vostra attività.
In questo caso potreste rivolgervi alla regione e richiedere dei fondi europei per comprare un nuovo peschereccio, che sia oltretutto conforme alla pesca sostenibile.

L’esempio appare banale, in realtà questi fondi possono salvare delle attività e rilanciarle, inoltre riguardano ogni campo economico.
Posso farvi tantissimi altri esempi, sull’agricoltura, sul turismo, sulle manifatture, ma non avrebbe senso perché il concetto di fondo l’ho spiegato: se avete bisogno di fondi per le vostre attività, potete sfruttare le opportunità offerte dall’Unione europea.

Io non conoscevo l’esistenza di questi fondi e questa scoperta potrebbe tornarmi molto utile in futuro.
Figuriamoci a chi ha già un’attività o intende aprirla!

Certamente ci sono tre aspetti migliorabili in questo sistema, che il mio gruppo ed io abbiamo rilevato.

Il primo lo avrete già capito: la mancanza di informazione su questo tema.
Poca gente è al corrente di ciò che l’Unione europea fa sul territorio, delle possibilità che offre.
Questo perché manca una campagna di informazione in merito, ad esempio televisiva.
Soprattutto le piccole e medie imprese potrebbero avere delle difficoltà ad attingere ai fondi europei a causa di questa mancanza.
Ciò va evitato, perché ad esse i fondi possono essere più che utili.

Un secondo problema è quello delle startup.
Per chi non lo sapesse, sono delle nuove imprese che mettono in pratica dei progetti innovativi da loro elaborati.
Molto spesso le startup coinvolgono giovani che intendono dare vita a qualcosa di nuovo. Necessitano però di ingenti risorse, un po’ perché si suppone che non abbiano grandi facoltà economiche, un po’ perché i progetti solitamente ne richiedono.
I fondi europei e regionali disponibili per le startup finanziano al massimo il 35% del progetto. 
Il resto deve provenire dai finanziamenti dei privati e a livello studentesco dagli atenei universitari.
Comprendiamo subito che con queste risorse è estremamente difficile dare vita ad una nuova attività, è complicato ricevere fondi pubblici e ancor più trovare dei privati che rischino i propri capitali in un nuovo progetto.
Per questi motivi, come avviene negli altri Paesi europei, servirebbe un ammontare maggiore di risorse pubbliche pronte a finanziare le startup, quindi le nuove idee, perciò i giovani, pertanto il futuro del nostro Paese.

Il terzo problema è quello della burocrazia, che è troppo elevata.
In particolare, quello delle norme e dei regolamenti è un problema italiano, più che europeo.
Se anche i requisiti per richiedere i fondi sono rispettati dalle imprese, le tempistiche di ottenimento di tali fondi sono solitamente molto lunghe.
Se pertanto passano dei mesi dalla richiesta dei fondi, nel frattempo un’azienda potrebbe fallire o non ripartire.

Quasi dimenticavo…
Il titolo dell’articolo è una domanda, la cui risposta è: l’Europa c’è.
Pertanto è consigliabile conoscere i suoi meccanismi, dai quali poter trarre dei vantaggi.
Ma anche criticare quelli che sono gli aspetti negativi per tentare di risolverli.
L’importante è essere cittadini ben informati e attivi, altrimenti ci lasciamo sfuggire grandi opportunità.

Al prossimo articolo!

2 risposte »

  1. Ti ringrazio per il tuo articolo, hai colto molto bene nel segno, evidenziando i vantaggi che derivano all’Italia dall’essere membro dell’UE, ma anche le difficoltà connesse alla mancata o comunque carente campagna informativa che dovrebbe aiutare i cittadini a cogliere le opportunità offerte dall’Unione Europea.

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