Come sconfiggere la dipendenza da smartphone e la nomofobia?

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Ciao a tutti,

Voglio subito mettere in chiaro che non intendo fare la morale a nessuno riguardo a questo argomento.
Mi rendo perfettamente conto del fatto che la dipendenza da smartphone sia un tema attuale, diffusissimo e inconscio, di cui allo stesso tempo non bisogna vergognarsi.
Ci tengo a precisare che non sono uno psicologo e non ambisco ad esserlo.
Studio comunicazione, quindi i processi comunicativi e le nuove tecnologie.
Questo articolo è frutto di una riflessione e vuole essere uno spunto per tutti coloro che hanno un rapporto difficoltoso con i propri smartphone.
Spero di essere utile.

  • Qual è la prima cosa che facciamo quando ci svegliamo? Accendiamo subito il telefono. Magari era già acceso e stoppiamo la sveglia.
    Usciamo dalla camera con il telefono in mano, controlliamo i messaggi sui vari social e senza rendercene conto, in bagno, in cucina, iniziamo a guardare video divertenti uno dopo l’altro, foto di cani e gatti che ci fanno sorridere…
    La magia finisce quando ci accorgiamo che l’ora è tarda o troviamo un contenuto che non ci piace affatto.
    A quel punto la nostra vita prosegue, con affanno però, siamo in ritardo!

Vi ricordate invece di quando ci alzavamo dal letto senza il telefonino? Ci alzavamo con calma, gustandoci il risveglio, stiracchiandoci.
Con altrettanta calma andavamo in cucina a fare colazione e guardavamo fuori dalla finestra, pensando a cosa dovessimo fare durante la giornata e ascoltando i suoni della natura e delle macchine al loro passaggio.
Il tutto era avvolto da un’aura di serenità, prima della frenesia quotidiana.
Che bello che era!

  • Usciamo di casa di corsa, come sempre in ritardo. Ci precipitiamo alla fermata del bus, della metro, alla nostra macchina ed entriamo.
    Vediamo tante persone con i musi lunghi indirizzati verso uno schermo, nessuno comunica.
    Ci infiliamo le cuffie e premiamo il tasto play sul nostro display, la musica parte immediatamente.
    Ci guardiamo in giro.
    Il mondo attorno è triste e ostile, distogliamo lo sguardo.
    Ci concentriamo nuovamente sul nostro telefono. Apriamo i social per farci due risate e per distrarci, fino a che la nostra fermata non arriva.
    Quando vogliamo uscire troviamo il passaggio ostruito da un ragazzino o una ragazzina con il naso incollato ad uno schermo e le dita che lo sfiorano freneticamente.
    Pensiamo o gli diciamo che è smartphone dipendente, di togliersi e di stare attento la prossima volta. Peccato che noi avessimo il telefono in mano fino a un secondo prima…
    Finalmente scendiamo dal nostro mezzo di trasporto.
    Teniamo le cuffie, a volte per pigrizia, e rimaniamo isolati dal mondo, finché non giungiamo infine dove dovevamo arrivare.
    Se siamo in macchina, ogni semaforo è un’occasione per controllare i messaggi, per cambiare canzone.
    A volte la procedura dura di più del tempo del semaforo, a volte questa durata eccessiva può essere fatale… Ma non importa, tanto non succederà mai a me, io so guidare benissimo, la mia macchina funziona bene, posso permettermi di inviare l’ultimo messaggio.

Vi ricordate invece di quando uscivamo di casa in anticipo e guardavamo il sole fare capolino all’orizzonte? Caldo o freddo che fosse eravamo parte della natura, che ci accompagnava verso una nuova giornata.
La gente intorno a noi camminava guardando avanti e non verso il basso.
Qualche anziano attaccava bottone con chiunque fosse disposto ad ascoltarlo e tanta gente lo era.

  • Arriviamo a lavoro o a scuola. Controlliamo mail ed altri messaggi e ci godiamo gli ultimi momenti di isolamento quotidiano, poi inizia la vita sociale.
    Iniziamo le nostre attività e pensiamo a quanto fosse bello quel video su YouTube, a Gina o a Gino che ci ha scritto un messaggio, abbiamo la testa altrove.
    Non appena possiamo, di nascosto raggiungiamo il nostro telefono. Notiamo che nessuno si è accorto di noi, possiamo rifarlo ancora e ancora.

Vi ricordate quando arrivavamo al lavoro, a scuola e giungevamo alla fiera dei saluti?
“Ehi, come stai? Come è andata ieri sera?” Dopo le varie domande iniziava un lungo dialogo che di rado coinvolgeva solo due persone.
Il mattino ha l’oro in bocca, dice il detto, la giornata iniziava subito bene e non vedevamo l’ora che giungesse una pausa per parlare con i nostri amici e colleghi.

  • Arriva finalmente la pausa pranzo. Andiamo in mensa, a casa, al fast-food, al ristorante.
    A volte siamo da soli, non abbiamo chiesto a nessuno di venire con noi, ma non è grave, non siamo mai soli. Mentre aspettiamo le nostre portate ci tiene compagnia il nostro smartphone (vedi foto).

Vi ricordate quando la pausa pranzo era un’occasione di ritrovo? Lo è ancora, per carità, ma quante volte le persone intorno a noi si isolano con il telefono? Quante volte le giudichiamo dentro di noi e quante volte facciamo la stessa cosa?
Ancora un messaggio, una telefonata, comincia un circolo vizioso.

  • Si torna al lavoro o allo studio, i più fortunati tornano a casa.
    Questi ultimi possono dedicarsi finalmente in toto ai loro telefoni o alla televisione. Chi è ancora fuori casa, invece, guarda lo schermo più volte sperando che giunga finalmente l’ora del proprio ritorno.
    Quando ciò avviene, ognuno schizza verso casa (con le cuffie ben incastrate nelle orecchie, ovviamente) e può rilassarsi o con il telefono o con la tv o con il computer.
    Sto ampliando il discorso perché voglio far notare che spesso lo smartphone lo usiamo mentre facciamo altro. 
    Vi è mai capitato di guardare la tv e usare il telefono? Magari durante le pubblicità o durante i momenti noiosi dei programmi.
    Vi è mai capitato di usare il telefono senza neanche sapere il perché? A me molte volte e quando accade mi arrabbio con me stesso.

Io sono nato nell’era digitale, ho sempre avuto la tv ed è stato il mio principale passatempo serale.
Crescendo però ho scoperto il piacere della lettura.
Tantissime persone soffrono di insonnia al giorno d’oggi e in certi periodi capita anche a me. Leggere vi assicuro che vi farà crollare sul letto.
In mezz’ora, un’ora al massimo, i vostri occhi si chiuderanno da soli.
Certo, guardare la tv è bello, intrattiene, non dico di eliminarla dalla propria vita.
Io non ci riuscirei mai, adoro guardare i film, le partite, i programmi leggeri. Eppure leggo moltissimo e le recensioni di libri in questo blog lo dimostrano.
Come in tutte le cose credo che ci voglia un equilibrio.
Leggere un libro che si trova interessante può garantire dei risultati insperati per coloro che hanno problemi di insonnia ed in generale per rilassarsi (l’applicazione deve essere ripetuta, se non avete mai letto e pensate di risolvere i vostri problemi in usa sera, non accadrà mai!).
Ciò che ci porta a guardare la televisione è che il rapporto con questa è passivo (noi riceviamo e basta), mentre leggere comporta un rapporto attivo, bisogna stare lì con la testa, il che è più difficile.

Conclusione:

Se avete notato, il titolo dell’articolo è: “Come sconfiggere la dipendenza da smartphone”, eppure io non vi ho dato nessun consiglio in merito.
Vi ho riportato una giornata tipica di una qualsiasi persona e credo che a ognuno sia scattato qualcosa leggendo determinate parole o frasi.
Dobbiamo ricordarci che la nostra vittoria non è uscire dalla tecnologia. Essa c’è e per certi versi è utilissima.
Noi vinciamo quando siamo i padroni della tecnologia e non viceversa.
Sembrerà una baggianata, ma non lo è affatto.
Ci dobbiamo ricordare che la vita non è solo impegni, chat, videogiochi, è molto di più e gli smartphone ci tolgono tanto tempo, forse troppo.
Ricordiamoci quindi che non possiamo eliminarli, li dobbiamo usare, dobbiamo convivere con loro.
Quando però perdiamo tempo con essi, volontariamente o involontariamente, è colpa nostra.
Possiamo migliorare, come sempre nella vita, ne va a nostro vantaggio.

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Al prossimo articolo!

12 comments

  1. Proprio qualche giorno fa pensavo di includere “limitare il tempo sui social” tra i mie propositi per il nuovo anno; è una cosa che non faccio mai, ma potrebbe valerne la pena.

    Mi hai fatto sentire chiamato in causa quando hai chiesto cosa facciamo la mattina appena svegli; non me ne ero mai reso conto, ma è vero, la prima cosa che faccio è prendere il telefono e controllare facebook, generalmente provocandomi la prima ulcera della giornata. Mi succede molto spesso, di arrabbiarmi davanti a fb, e credo sia anche questo il segnale della dipendenza: sai che ti fa stare male, eppure continui lo stesso.

    Però posso vantarmi di una cosa: durante i viaggi o in pausa pranzo, quando sono da solo, generalmente leggo. L’e-book reader mi ha molto cambiato la vita, in questo senso; ricordo l’ultimo semestre di università in cui, visto che avevamo solo corsi facoltativi, quasi sempre ero in mensa da solo, e una pausa pranzo dopo l’altra mi sono letto tutto Dune!

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    1. Ti ringrazio davvero tanto per aver commentato. È difficile ammettere a sè stessi di essere condizionati dal sistema.
      Io in primis cerco di limitarmi e capisco che non è facile, proprio perché cedere alla tentazione di estraniarsi con il telefono è facile.
      Una cosa che sto facendo e che ovviamente ti consiglio di fare è accendere il telefono poco dopo essere sveglio.
      Da un minuto senza telefono passi a due, poi a tre… Con il tempo lo accenderai quando avrai voglia e non sarai tentato di usarlo, perché ti sarai abituato a passare il tempo in un altro modo

      Mi piace

  2. Interessante articolo, si vede che l’argomento ti sta a cuore. Condivido le conclusioni alle quali sei giunto, tuttavia mi permetto di osservare che la «dipendenza» dalla tecnologia può essere intesa anche come una conseguenza dei tempi che viviamo. Mi spiego meglio: gli smartphone, i social, ecc. possono purtroppo essere considerati come una sorta di circhi dell’antica Roma nei quali ci rifugiamo per evadere da una realtà che ci spaventa o che non riusciamo più a sentire nostra. Se la percezione generale (e dunque di massa) della società fosse diversa, più improntata a una visione ottimistica della realtà, saremmo così attaccati ai social? Mi rendo conto che è una domanda alla quale è difficile dare una risposta: considerala come un ulteriore spunto di riflessione.

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    1. Ciao,
      È sicuramente come dici tu. Basti vedere la differenza che c’è fra le persone anziane. Alcune vivono senza il mondo virtuale perché non gli interessa, altre lo trovano una scoperta incredibile, un rifugio, come hai detto tu.
      Le generazioni digital, come la mia, non rientrano in questo discorso perché sono cresciute con il virtuale. Ciononostante, alcuni si fanno assefuare nel tempo, altri no, proprio come gli anziani di cui parlavo prima.

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      1. Non so se sia un discorso generazionale o di età, credo piuttosto che sia un problema di motivazioni, capacità di adattamento a una realtà sempre più fluida, prospettive e altre variabili di carattere più privato.

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  3. Fantastico articolo! Spesso ho nostalgia dei vecchi telefoni cellulari dai quali si ricevavano messaggi sporadici (principalmente perché ogniuno di essi aveva un costo) e qualche chiamata dagli amici. Ad oggi però, mi rendo conto, senza uno smartphone si è isolati dal mondo. “Mi sono arresa alla tecnologia”, ma solo perché mi sto impegnando a controllarla invece di farmi controllare da lei. Sono perfettamente d’accordo con tutti i tuoi pensieri.

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